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aspettando il papa

«Don Tonino? Un leader
sia beatificato presto»

La testimonianza del compagno di seminario: «Aiutava tutti senza esitazione»

don Tonino Bello

di MAURO CIARDO 

«Don Tonino Bello era un leader per tutti noi seminaristi, speriamo che il Papa lo beatifichi presto». A parlare è monsignor Giuseppe Martella, 84 anni compagno di studi in seminario del Servo di Dio su cui è in corso il processo di canonizzazione presso la Congregazione per le cause dei Santi di Roma e sulla cui tomba è attesa la visita di Papa Francesco.

Don Giuseppe, originario di Montesardo (frazione di Alessano), ha vissuto per molti anni fianco a fianco con il pastore che con il suo esempio ha scavato un solco nella Chiesa post conciliare e ora racconta quegli anni alla «Gazzetta» svelando tanti aneddoti.

«Lui era del 1935, io del 1934 - ricorda monsignor Martella - aveva fatto gli esami di terza media da privatista, io da interno al seminario, e ci ritrovammo a Molfetta nel 1950 per il primo anno di liceo. Era molto dedito allo studio e tutti lo ritenevamo il migliore della classe tanto che spesso era lui ad essere chiamato dal nostro professore di filosofia a spiegare ai compagni l’approfondimento della lezione. Era un’eccellenza in tutte le materie, dal latino al greco fino alla matematica – aggiunge l’anziano sacerdote - e ricordo che quando venivamo interrogati a turno e tre o quattro di noi non si presentavano perché impreparati, allora era lui che veniva convocato accanto alla cattedra con un rituale “Bello vieni tu”. Se poteva aiutare i compagni lo faceva senza alcuna esitazione e tra gli argomenti che amava tantissimo c’era la “Divina Commedia” dantesca, tanto da esserne letteralmente preso soprattutto con gli insegnamenti di monsignor Antonio Belsito che quando lo interrogava gli ricordava questo particolare: “tu hai il mio cognome dimezzato”».

Fuori dall’aula scolastica don Tonino, stando al racconto di monsignor Martella, era un ragazzo semplice nell’abbigliamento, alto e fisicamente prestante, dotato di un grandissimo entusiasmo.

«Era bello di nome e di fatto ma non aveva grilli per la testa con le donne - assicura don Giuseppe - aveva seguito in pieno la sua vocazione senza mai una distrazione. Amava giocare tantissimo a calcio ed era forte in tutti i ruoli, dal portiere al difensore e all’attaccante. La sera in seminario giocavamo a calcio balilla o a ping-pong, oppure preparavamo commedie o visionavamo un film. Un anno - rivela - nella stessa camerata dove dormivamo gli venne l’idea di fare i partiti politici, dividendo i ragazzi in gruppi e assegnando nomi di fantasia, dal “partito della bistecca” al “partito della scopa”, il tutto si trasformò in una campagna elettorale esilarante con attesissimi comizi nel cortile del seminario».

La riflessione dell’ex compagno di studi di don Tonino va, infine, al processo in corso e all’imminente visita del Papa in programma il 20 aprile.

«Magari il Pontefice potesse venire anche a Leuca - auspica monsignor Martella - comunque la sua presenza ad Alessano spero rappresenti un segnale positivo per accelerare il processo per la beatificazione di Tonino. Le carte con le testimonianze da leggere sono tantissime - conclude - ma sono fiducioso».

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