Martedì 22 Gennaio 2019 | 19:30

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porto cesareo

«Bacino grande», sigilli
a 13 camere in odor di abusivismo

Luigi Marzano: «Sono sereno. L'intervento è stato realizzato in modo conforme»

«Bacino grande», sigilli a 13 camere in odor di abusivismo

PORTO CESAREO - Doppio sequestro per presunti abusi edilizi. I sigilli sono scattati per una porzione del complesso «Bacino grande» (tredici camere con relativi bagni) e per l’area dello stabilimento balneare «Chiusurelle village srl». Si tratta di due inchieste distinte che si incrociano per una singolare coincidenza temporale: i decreti di sequestro preventivo sono stati eseguiti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro.

L’inchiesta sul «Bacino grande» è stata avviata all’inizio dell’anno. Tre gli indagati: Luigi Marzano, 70 anni, di Porto Cesareo, amministratore e legale rappresentante della società «Bacino grande srl»; Lorenzo Spagnolo, 45 anni, di Lecce, progettista; e Tarcisio Basile, 62 anni, di Porto Cesareo, dirigente del settore V del comune di Porto Cesareo. Tutti e tre sono indagati per i presunti abusi relativi alla realizzazione del ristorante. Le indagini svolte dalla Capitaneria di Porto di Gallipoli e il consulente tecnico hanno evidenziato «illegittimità dei procedimenti amministrativi e delle stesse opere in quanto non conformi agli studenti urbanistici». Ma per il ristorante il pm non ha avanzato alcuna misura cautelare. Il sequestro è stato richiesto dalla Procura e concesso dal gip Simona Panzera per gli interventi edilizi finalizzati alla realizzazione di tredici camere con relativi bagni, un ufficio e due locali tecnici.

Le opere - secondo quanto emerso dalle indagini - sarebbero state eseguite in violazione delle condizioni contenute nell’autorizzazione paesaggistica. Tre le contestazioni mosse. La prima: invece di ristrutturare ed ampliare due fabbricati esistenti, si sarebbe proceduto alla demolizione delle opere e alla costruzioni di nuovi manufatti con modifica della sagoma. La seconda: il vano soggiorno dell’albergo avrebbe dovuto avere una superficie di 60,5 metri quadrati, invece sarebbero stati realizzate le tredici camere e relativi bagni senza alcuna predisposizione per il vano soggiorno. La terza: non sarebbe stato rispettato il parere dell’Autorità di bacino, che prevedeva ampliamenti volumetrici esternamente alle aree a pericolosità idraulica.

Gli interventi eseguiti - stando a quanto riportato nel decreto di sequestro - avrebbero di fatto realizzato un organismo edilizio del tutto nuovo con volumetria pari a circa 1600 metri cubi, senza permesso di costruire e di autorizzazione paesaggistica. Della realizzazione delle opere sequestrate rispondono solo Marzano e Spagnolo, difesi dagli avvocati Pierluigi Portaluri e Francesco Calabro. Basile, che insieme agli altri risponde dei presunti abusi relativi al ristorante, è difeso dagli avvocati Pietro e Antonio Quinto. Il gip ha nominato custode del bene sequestrato il sindaco Salvatore Albano.

«Sono sereno di aver realizzato l'intervento in modo conforme ai permessi ottenuti e sono fiducioso di poterlo dimostrare nei tempi e con i modi che l'ordinamento prevede» è il commento di Luigi Marzano.

La trasformazione del sequestro da probatorio a preventivo, riporta in primo piano l’inchiesta che coinvolge lo stabilimento balneare «Chiusurelle village srl». Gli indagati sono quattro: Salvatore Manni, responsabile della struttura, Enrico Ampolo, architetto, Paolo Stefanelli, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Porto Cesareo, e ancora Tarcisio Basile, dirigente comunale.

Nei giorni scorsi il gip Michele Toriello ha trasformato da probatorio in preventivo il sequestro dell’area interessata dal progetto dello stabilimento balneare della società Chiusurelle Village. L’area era già stata sequestrata il 29 novembre del 2016. Secondo il gip «appare conclamata la circostanza che il progetto contrasta con le norme tecniche del Piano urbanistico generale di Porto Cesareo perché nell’area interessata le norme tecniche di attuazione vietano la realizzazione di opere che comportino la creazione di nuovi insediamenti o la trasformazione della vegetazione o del territorio». E per impedire la realizzazione delle «opere illegittimamente autorizzate» il giudice ha disposto il sequestro preventivo.

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