Martedì 19 Febbraio 2019 | 11:48

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ambiente

Lecce, «area a rischio
subito la bonifica»

Il Comune intima la rimozione dei rifiuti combusti dal sito Aspica, nella zona industriale

Lecce, «area a rischiosubito la bonifica»

Quei rifiuti bruciati vanno rimossi al più presto. Da troppo tempo ormai - da un anno e mezzo - rappresentano un rischio igienico ed ambientale per la comunità. Con queste motivazioni l’amministrazione comunale di Lecce chiede ora la bonifica dell’area già di proprietà “Aspica recycling”, nella zona industriale di Lecce, che il 19 novembre del 2015 venne colpita da un incendio che mandò in fumo una gran quantità di rifiuti depositati su una superficie scoperta del capannone.

Già allora l’episodio destò allarme. I fumi della combustione che si protrasse per due giorni si diffusero in tutta l’area circostante e furono necessari in seguito degli accertamenti da parte degli uffici tecnici comunali e dell’Arpa. In particolare, il Centro regionale aria del Dap Arpa Puglia, considerata la quantità del materiale combusto e della temperatura dell’incendio, effettuò il monitoraggio della qualità dell’aria registrando l’andamento dei valori di concentrazione di varie sostanze nocive quali il Pm 10, diossine e idrocarburi (Ipa).

Il capannone industriale, già di proprietà della Aspica recycling srl, in passato, era un opificio con annessi uffici, destinato alla selezione ed imballaggio di rifiuti solidi urbani. Ma da anni in stato di assoluto abbandono.

In seguito all’incendio del 2015 il dirigente del settore Ambiente del Comune aveva già intimato al rappresentante della società la rimozione dei materiali combusti ed il ripristino dello stato dei luoghi. Ma il decesso del rappresentante legale, in corso delle procedure attivate dal Comune, ha imposto all’amministrazione di Palazzo Carafa l’emissione di una nuova ordinanza, firmata nei giorni scorsi ed indirizzata al nuovo rappresentante della società, attualmente in liquidazione.

Nel dispositivo del Comune si fa presente che «l’intera area versa in condizioni di elevata precarietà ambientale» e «rappresenta un elevato rischio per la sicurezza sanitaria ed ambientale». Inoltre si rammenta che «ad oggi non è stato posto in essere alcun atto finalizzato alla rimozione dei rifiuti». Da qui, la richiesta di provvedere entro sessanta giorni al recupero dei materiali combusti ed allo smaltimento presso impianti autorizzati. Il tutto, preceduto dalla richiesta di autorizzazione all’autorità giudiziaria ed all’approvazione degli enti competenti di un piano di smaltimento. [p.b.]

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