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La Camera di Commercio:
chiuse 216 aziende in tre mesi

La flessione riguarda in particolare l'alimentare, l'abbigliamento e l'industria del legno

La Camera di Cpommercio:chiuse 216 aziende in tre mesi

Dopo l’exploit di dicembre, con mille aziende in più registrate nel corso del 2016, ecco la «scossa» di assestamento. I primi tre mesi del nuovo anno fanno registrare un tasso di decrescita pari al meno 0,30 per cento. Un calo fisiologico, registrato costantemente dal 2009 ad oggi: proprio in questo periodo, infatti, vengono contabilizzate le denunce di cessazione delle attività relative al 2016. In termini assoluti, il tessuto imprenditoriale salentino perde 216 aziende: tra gennaio e marzo si sono verificate infatti 1.635 iscrizioni al Registro imprese della Camera di Commercio di Lecce e 1.851 cessazioni. La galassia salentina delle imprese è composta quindi da 72.408 imprese, che diventano 85.186 tenendo presenti le localizzazioni (filiali, magazzini, attività dislocate). Questi ultimi due dati sono i migliori della serie storica 2009-2017.

CONTESTO Il saldo negativo del trimestre è leggermente superiore a quello dello stesso periodo dello scorso anno (-198), ma di gran lunga più contenuto se confrontato con quello del primo trimestre degli anni precedenti. D’altra parte il segno rosso è comune alla quasi totalità delle province italiane, incluse le pugliesi che mediamente chiudono il primo trimestre con un tasso di sviluppo negativo, pari al meno 0,25 per cento. Brindisi e Taranto realizzano il risultato «migliore» (meno 0,05 per cento), Bari il peggiore (meno 0,34 per cento). A livello nazionale la decrescita si attesta intorno al meno 0,26 per cento.

SETTORI I tassi di crescita settoriali sono tutti negativi, ma va considerato che a fine marzo risulta un saldo positivo di ben 589 (più 12,4 per cento) imprese non classificate, per cui non può essere utilizzato il tasso di crescita trimestrale per un’analisi settoriale. Non resta che confrontare i numeri attuali con quelli del primo trimestre 2016. E da questo punto di vista il confronto è molto positivo. Nel turismo (servizi di alloggio e ristorazione) le imprese sono il 3,2 per cento in più (5.577 al 31 marzo 2017, cioè 173 in più in un anno). Bene anche i settori dei servizi immobiliari (in crescita del 4,28 per cento), del noleggio e servizi di supporto alle imprese (su del 4,7 per cento), servizi sanitari (più 5 per cento. Crescono dunque i settori del terziario avanzato, mentre arrancano un po’ quelli tradizionali: il manifatturiero continua a perdere imprese (meno 1,64 per cento, stabile il settore edile (meno 0,06 per cento). Spacchettando il settore manifatturiero si osserva che i saldi negativi più elevati si sono registrati nel comparto alimentare (11 imprese in meno), nella produzione di prodotti in metallo esclusi i macchinari (meno 17), nel settore dell’abbigliamento (meno 16) e nell’industria del legno (meno 14). Meglio l’agricoltura, che passano da 8.906 a 8.999 (più 1,04 per cento).

ARTIGIANATO E SOCIETÀ Per quanto riguarda la forma giuridica delle nuove imprese, il saldo negativo del trimestre si mantiene basso esclusivamente grazie alle società di capitale, che crescono di 296 unità (2,03 per cento in più). Crollano le ditte individuali: 467 attività cessate (meno 0,98 per cento). Anche le imprese artigiane chiudono il trimestre con un saldo negativo: 174 aziende in meno valgono una perdita dello 0,98 per cento. Saldi negativi, si sono registrati in particolare nelle attività artigianali dell’edilizia (62 aziende in meno), manifatturiere (55 imprese in meno) e del commercio (25 aziende in meno). [s.lop.]

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