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Lecce

Rifiuti, appalti e proroghe
l'Antimafia apre un fascicolo

Gli investigatori hanno già convocato l'imprenditore Gianluigi Rosafio

di Francesco Oliva

LECCE - Appalti, gestione, proroghe. Il business dei rifiuti finisce sotto la lente della Procura antimafia. Il sostituto procuratore Alessio Coccioli ha aperto un fascicolo. Gli accertamenti sono condotti dagli investigatori della Dia (la Direzione investigativa antimafia) di Lecce. Si lavora in gran silenzio da circa quattro mesi. Materia che scotta. Il riserbo è massimo.

Si sa, invece, che l’attenzione si è soffermata su 18 comuni della provincia di Lecce. Sotto i riflettori sono finiti i comuni del Sud Salento come Tricase, Castrignano del Capo, Parabita, Matino, Acquarica del Capo. Gli investigatori hanno anche acquisito un’ampia documentazione dagli uffici comunali. Il fronte investigativo è stato avviato dopo le dichiarazioni-fiume rilasciate dall’imprenditore Gianluigi Rosafio ai carabinieri del Nucleo investigativo nell’ambito dell’inchiesta su fusti con veleni tombati nella discarica di Burgesi.

L’imprenditore di Taurisano (genero del boss Giuseppe Scarlino e già colpito da interdittiva antimafia) è stato sentito dagli investigatori come persona informata dei fatti. Rosafio ha confermato quanto già dichiarato nel corso dell’inchiesta su Burgesi anche davanti agli inquirenti. Si è soffermato sui meccanismi che regolerebbero l’affidamento degli appalti per la gestione dei rifiuti. Retroscena, strategie, interessi svelati dopo lo stop imposto alla sua azienda raggiunta da una misura interdittiva antimafia (ormai definitivamente revocata dopo che la Procura non ha ritenuto di presentare ricorso di Cassazione). L’imprenditore ha parlato di una sorta di cartello di aziende che avrebbe gestito il business dei rifiuti. Ha detto anche altro. Ha riferito di una “guerra giudiziaria” avviata nei suoi confronti che lo avrebbe estromesso dalla possibilità di partecipare alle gare d’appalto. Non solo dichiarazioni. In questi mesi Rosafio ha depositato anche un ampio carteggio per documentare agli inquirenti il giro di interessi, le procedure che regolano l’affidamento del servizio rifiuti e le modalità con cui sarebbero affidati gli appalti.

Nell’esposizione dei fatti, Rosafio non ha trascurato il meccanismo delle proroghe concesse per garantire la gestione del servizio in attesa dei bandi di gara.

Sulla vicenda è stato investita anche l’Autorità Anticorruzione dopo un esposto inoltrato dallo stesso Rosafio. E il Presidente Raffaele Cantone ha inviato una nota al prefetto Claudio Palomba.

Le dichiarazioni di Rosafio hanno dato vita ad un terzo filone di indagine. È quello relativo a presunte tangenti e assunzioni “pilotate” nell’appalto dell’Ato Le/2 per la raccolta dei rifiuti.

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