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di STEFANO LOPETRONE

LECCE - Sette leve per lo sviluppo del Salento e il rilancio della sua capacità produttiva. Confindustria Lecce le ha individuate e intende azionarle tutte. C’è un sistema industriale da prendere per i capelli per evitare il rischio della desertificazione. Nell’assemblea pubblica che celebra i 90 anni dell’associazione, il presidente Giancarlo Negro traccia una strada molto ambiziosa. Al territorio, che viene da 16 anni di progressivo impoverimento, basterebbe risolvere in un orizzonte temporale di medio periodo, la metà delle questioni sollevate ieri per tirare un grosso sospiro di sollievo.

ISTITUZIONI, POLITICA, TASSEDavanti al presidente nazionale Vincenzo Boccia ed alle autorità, le parole più pronunciate sono sistema, valori, impresa, cultura, trasporti, rispetto, programma, coinvolgimento. Attorno a questi concetti, Giancarlo Negro - eletto dieci mesi fa dopo 18 mesi di commissariamento e dopo che l’associazione aveva rischiato la cancellazione - vuol creare una Confindustria protagonista dello sviluppo territoriale. Ecco le sette leve dello sviluppo: rapporti con le istituzioni, politiche di sostegno nazionale e regionale, pressione fiscale, sicurezza e legalità, dimensione di impresa e mercato, trasporti e logistica, conoscenza, competenza e sviluppo. «Il dialogo politico con le istituzioni presenta luci ed ombre», esordisce Negro. «Con i nostri rappresentanti istituzionali vorremmo però avere un dialogo più efficace». Insomma meno sorrisi e pacche sulle spalle e più fatti. Sulle riforme elogia Trump per i tempi di attuazione del programma (non per i contenuti) e striglia la classe politica nazionale. «Servono riforme chiare. La chiusura delle Province non può e non deve permettere il proliferare di sovra e sotto strutture come Aree Vaste, Ato, Aro, Unioni dei Comuni, Piani d’Area». Industria 4.0 e Smart 2020 sono i programmi finanziari per lo sviluppo delle imprese: «La speranza è che le misure nazionali non siano “in concorrenza” con quelle regionali». Particolarmente caro alla platea il tema della pressione fiscale: «Se vogliamo far crescere il Pil e le imprese bisogna ridurre l’incidenza del fisco sugli equilibri economici delle stesse».

LEGALITÀ E MERCATO  - Negro parla degli episodi di criminalità riaffiorati nel Salento: «Fanno riflettere i segnali di una nuova usura, con meno bombe e più influenza sulla gestione economica delle imprese. Il rispetto delle regole ha un costo che le aziende corrette pagano ogni giorno e tale costo deve trovare il giusto complemento in una legalità diffusa».

Uno dei principali limiti del tessuto economico salentino (ed italiano) è la dimensione di impresa: «L’industria richiede dimensioni, competenze e organizzazioni adeguate alla sfida internazionale. In alternativa bisogna che le piccole e medie imprese abbiano la capacità di aderire a reti di filiera, non formali ma reali».

TRASPORTI E CONOSCENZA - Negro individua nei trasporti il tallone d’Achille del sistema Salento: «È malamente collegato all’Italia, all’Europa e al mondo. Non è pensabile caricare il costo derivante dalla mancanza di infrastrutture di collegamento sulle nostre imprese». La richiesta di Confindustria è semplice, ma ambiziosa: raddoppiare i collegamenti aerei con Milano e Roma (fino a 10 per destinazione), attivare un collegamento ferroviario diretto Lecce-Bari-Roma, collegamenti con hub internazionali, navette tra l’aeroporto di Brindisi e i principali nodi del Salento. Altro grande tema è la conoscenza: «Oggi abbiamo quattro mondi che dialogano poco e male», afferma Negro. «Scuola, università, formazione professionale e imprese devono tornare a parlarsi in maniera efficace. L’alternanza scuola-lavoro? Un principio eccellente declinato in maniera pessima. Nel Salento sono coinvolti 23mila studenti. Il rapporto con scuola su alternanza e università sui tirocini ha bisogno di continuità, altrimenti rischiamo di portare dei numeri, i ragazzi, in dei contenitori, le imprese».

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