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verso le comunali

Centrosinistra, spunta
l'ex procuratore Vignola

Ma in pole position resta, nonostante tutto, il senatore Dario Stefàno

Centrosinistra, spunta  l'ex procuratore Vignola

L'ex magistrato Giuseppe Vignola

di Fabio Casilli

LECCE - Un nome nuovo, quello dell’ex magistrato Giuseppe Vignola, accanto a quello - sempre presente - del senatore Dario Stefàno. Nonostante la presa di posizione dell’altro ieri, in cui Stefàno diceva chiaro e tondo: «Non ci sono le condizioni per la mia candidatura a sindaco di Lecce».

Di certo c’è che il centrosinistra deve trovare una via d’uscita al vicolo cieco in cui si è cacciato. Le Comunali sono in primavera, il tempo stringe e gli avversari già schierati in campo: dai 5 Stelle con Fabio Valente al centrodestra con Mauro Giliberti, passando per Alessandro Delli Noci con «L’altra Lecce» e «Andare oltre».

E dall’altro ieri ha iniziato a circolare, con una certa insistenza, negli ambienti politici e non solo, il nome di Vignola, ex procuratore generale del Corte d’appello e - prima ancora - procuratore aggiunto presso la Procura di Lecce. Nato a Potenza nel ‘43, il magistrato è stato in servizio fino al 2015, occupandosi di questioni spinose come le inchieste sui finanziamenti della legge 488, sull’Ilva e, da ultimo, sulla triste vicenda dell’attentato del 2012 davanti all’istituto brindisino Morvillo Falcone.

Nessuna conferma, per carità, ma un rincorrersi di voci che vorrebbero i vertici del Pd salentino e lo stesso Stefàno impegnati a convincere Vignola a fare il grande salto in politica, dopo esser andato in pensione due anni fa. Non sarebbe il primo, considerato il precedente illustre di Alberto Maritati, parlamentare, sottosegretario di Stato e candidato sindaco del centrosinistra a Lecce, nel 2002, contro l’uscente Adriana Poli Bortone.

Ma c’è da dire che la carta, che buona parte del Pd salentino ancora spera di giocarsi alle urne di primavera, ha il volto di Stefàno. Perché i tempi per fare le primarie, come chiede il capogruppo a palazzo Carafa Paolo Foresio, non ci sono. E perché lo stesso senatore ha sì parlato di «condizioni che non ci sono», per colpa delle divisioni all’interno del maggior partito del centrosinistra, ma se le varie anime dovessero decidere di seppellire l’ascia di guerra, quelle condizioni potrebbero improvvisamente comparire all’orizzonte.

«Ho preso atto della richiesta di offrire la mia disponibilità - ha scritto l’altro ieri su Facebook il senatore ex Sel - Richiesta a me pervenuta, in più occasioni, da parte di diversi esponenti del Pd cittadino, provinciale e regionale. Come pure delle sollecitazioni di tanti comuni cittadini o rappresentanti di associazioni e movimenti. E mi sento onorato dell'attenzione ricevuta da parte della segreteria cittadina, provinciale e regionale del Pd. Sono tutte per me ragioni di orgoglio, ma anche di responsabilità».

Stefàno ha chiarito di «non voler essere assolutamente motivo di divisione». Da qui la sua precisazione. Ma, parallelamente, si è fatto promotore dell’incontro in programma lunedì prossimo all’hotel Tiziano dal titolo «Dialoghi democratici nel campo progressista» con l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e con «l’obiettivo di ricostruire un’area progressista e plurale, dialogante con il Pd».

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