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anche l’Arpa Puglia chiede chiarimenti

Lecce e il Nord Salento
bocciano la discarica

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di Tiziana Colluto

Sarà un percorso tutto in salita quello della nuova discarica di contrada Masseria Parachianca. Ieri mattina, la conferenza dei servizi si è aperta registrando da subito i quattro no compatti dei Comuni interessati, a partire dal parere vincolante di quello di Lecce, a cui fanno eco quelli gemelli di Surbo, Trepuzzi e Squinzano. Lacune sono state rilevate da Arpa Puglia, che ha chiesto alla società integrazioni e nuovi studi, ad esempio sulla qualità dell’aria.

Al tavolo convocato per le 10 nella sede di via Botti, in Provincia, erano presenti i quattro sindaci, compreso il primo cittadino del capoluogo, Paolo Perrone, lì per ribadire personalmente il dissenso sancito mercoledì in Consiglio comunale e porre la questione sollevata dagli uffici del Comune di Lecce, vale a dire la procedibilità della conferenza. Palazzo Carafa, infatti, sostiene che ci sia incompatibilità rispetto all’autorizzazione concessa alla società Trio spa di continuare l’attività estrattiva nella cava fino al 2020, con successivo progetto di inerbimento garantito da polizza fideiussoria.

Adesso, si dovrà procedere all’acquisizione dei pareri mancanti: ieri non si sono presentati i tre uffici regionali competenti, vale a dire Minerario, Ambiente e Risorse idriche; mancavano anche Asl di Lecce, Aqp, Autorità di Bacino, Soprintendenza e Vigili del Fuoco. Tutti questi enti hanno comunicato di non aver ricevuto gli elaborati del progetto, per quanto il proponente, l’ati Trio-Geoambiente, abbia assicurato di averlo depositato in copia cartacea.

Ieri la discussione è durata due ore. Ogni Comune ha provveduto a depositare anche una propria relazione e ognuno ha messo in evidenza specifiche criticità. Per Surbo, il sindaco Fabio Vincenti ha spiegato che «si registra un contrasto forte tra il progetto e il Piano paesaggistico territoriale regionale, che nel tipizzare la zona al confine nord di Lecce ha individuato il complesso di Masseria Ghetta, limitrofo alla cava, come ambito di tutela storica».

Squinzano ha puntato sulla presenza dei percorsi naturalistici e turistici finanziati con soldi pubblici, tramite il Gal Valle della Cupa, e ha rilevato la mancanza di uno studio puntuale sul monitoraggio delle acque della durata di almeno un anno.

Trepuzzi, ancora, ha rimarcato la presenza di una scuola nel quartiere più prossimo al sito individuato.

Poi, c’è il resto dei nodi più tecnici: il presunto non rispetto del “franco libero”, cioè della distanza di sicurezza di almeno dieci metri, come da normativa regionale, tra la falda e il piano di deposito rifiuti. Si ritiene rilevante l’alta vulnerabilità della roccia e fondamentale il fatto che la cava sia non argillosa ma di calcarenite.

Anche i portatori di interesse, residenti nei paraggi e aziende agricole e turistiche, hanno depositato le proprie osservazioni, tutte da esaminare.

La Provincia dovrà chiudere l’intero procedimento entro febbraio.

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