Domenica 20 Gennaio 2019 | 04:22

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Mafia, droga e armi 22 persone arrestate Anche vice sindaco Parabita Direttive nei colloqui in carcere

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PARABITA (LECCE) – Dalle prime ore di questa mattina i carabinieri del Ros di Lecce stanno eseguendo nel territorio di Parabita e dintorni un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal gip di Lecce Alcide Maritati su richiesta del procuratore aggiunto antimafia Antonio De Donno, nei confronti di 22 persone  ritenute responsabili di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi, corruzione e altri reti, aggravati dalle finalita mafiose. L'operazione è chiamata 'Colturà.

Al centro delle indagini ci sarebbe – a quanto si è appreso – lo storico clan "Giannelli" nel sud Salento, facente capo al boss ergastolano Luigi Giannelli. Le indagini hanno permesso di documentare il processo di riorganizzazione del clan con la reggenza assunta dal figlio del boss, Marco Antonio Giannelli. Il nuovo gruppo operava nel narcotraffico, taglieggiando gli operatori commerciali, instaurando rapporti collusivi con amministratori pubblici, condizionandone l’attivita in cambio del sostegno elettorale.

C'è anche l’attuale vice sindaco e assessore con delega allo Sport del Comune di Parabita, Giuseppe Provenzano (Lista civica 'Uniti per Parabita-Area centrodestra), di 53 anni, tra le 22 persone destinatarie di ordinanza di custodia cautelare, in carcere e ai domiciliari. Il vice sindaco di Parabita è indagato per concorso esterno nell’associazione mafiosa per essersi interessato dell’assunzione di alcuni sodali e dei loro congiunti come operatori ecologici nell’impresa di raccolta dei rifiuti che opera a Parabita, contribuendo, inoltre, – secondo quanto accertato nel corso delle indagini – alle casse del sodalizio con versamenti periodici destinati al sostentamento dei complici detenuti, in cambio del sostegno nelle elezioni amministrative del maggio 2015.

Analoga contestazione è stata mossa anche nei confronti di Pasquale Aluisi, titolare di un’azienda di onoranze funebri di Parabita, indagato per aver elargito periodicamente somme di denaro al sodalizio al fine di garantire alla propria attività un regime di sostanziale monopolio, anche commissionando al sodalizio attentati incendiari ai danni di imprese concorrenti.

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