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FRANCESCO OLIVA
LECCE -Droga ed estorsioni all’ombra dei vecchi clan della Scu che si sarebbero rigenerati nel tempo. Si chiude con oltre tre secoli e mezzo di carcere il processo di primo grado scaturito dall’operazione “Network”. Il gup Annalisa De Benedictis ha concesso pochi sconti nel giudizio celebratosi con rito abbreviato. Per alcuni imputati le richieste di condanna sono state livellate verso l’alto (in continuazione con vecchie sentenze); lievi riduzioni di pena, invece, sono state concesse ai collaboratori di giustizia Gioele Greco, Alessandro Verardi e Giuseppe Manna. Per il resto l’impianto accusatorio del pubblico ministero Guglielmo Cataldi è rimasto granitico.

Le condanne più pesanti sono state inflitte ad Andrea Leo; Francesco Pastore; Luigi Santoro e Tonino Caricato. Le indagini, condotte dagli agenti della Squadra mobile e dai carabinieri del Ros di Lecce, consentirono di accertare l’operatività di tre sodalizi capeggiati da Roberto Nisi, Pasquale Briganti e Bruno De Matteis. Le cosche avrebbero agito con una struttura verticistica con i capi a ricoprire ruoli apicali affiancati da gregari e semplici soldati. Gli investigatori alzarono il velo sul fenomeno del pizzo irradiato su una vasta fetta di territorio ai danni dei gestori degli stabilimenti balneari. E le indagini furono rese ancor più difficili dall’atteggiamento degli imprenditori molto spesso reticenti a collaborare con le forze dell’ordine e più propensi, invece, a guadagnarsi la tranquillità assecondando le esigenze della malavita. Il fenomeno del racket in riva al mare rimase a lungo inabissato anche per la caratura e lo spessore dei presunti capi e degli emissari che si presentavano per chiedere e riscuotere la “mazzetta della tranquillità”.

Sul litorale adriatico, da Torre Specchia a Torre dell’Orso infatti, il pizzo ai lidi sarebbe stato un affare gestito personalmente dall’allora latitante Alessandro Verardi. Correva l’anno 2011 e il 36enne di Merine insieme ai suoi vivandieri avrebbe dettato le condizioni ai gestori per l’intera stagione estiva di quell’anno: 15 mila euro cash o il 25 per cento sui guadagni alla fine della sessione lavorativa. Il clan Verardi, inoltre, avrebbe rimpinguato le casse del clan accaparrandosi i servizi di parcheggio a pagamento nelle zone antistanti gli stabilimenti balneari come anche il sistema di security nel corso delle aperture serali. Dalle carte dell’inchiesta si tracciarono anche i flussi di denaro confluiti nella cassaforte della cosca.

L’organizzazione sarebbe stata agevolata dal consenso e, talvolta, dalla collaborazione dimostrata dai gestori. Tre imprenditori furono anche denunciati per favoreggiamento. Non tutti i gestori, però, avrebbero abbassato il capo scegliendo di versare la tangente. Il titolare di un lido della costa adriatica, secondo le indagini, non avrebbe assecondato le richieste avanzate dai fedelissimi di Verardi. Alla fine anche con l’intercessione del 37enne di Merine il clan avrebbe praticato un consistente sconto pur di mettere le mani su qualche migliaia di euro.

CONDANNE E ASSOLUZIONI: I NOMI 
Vent’ anni di reclusione in continuazione con una vecchia sentenza sono stati inflitti ad Andrea Leo, 44, di Vernole; Francesco Pastore, 31, di Cavallino, sempre in continuazione con una vecchia sentenza così come per Luigi Santoro, 44, di Melendugno e Tonino Caricato, 34,di Cavallino, in continuazione con una vecchia sentenza;15 anni e 4 mesi in continuazione con una precedente sentenza per Gregorio Leo,52, di Vernole;14 anni a Mirko Ricciato ,39, di Lizzanello e a Giuseppe Potenza, 38, di Melendugno; 13 anni e 4 mesi Daniele De Matteis, 32 anni, di Lecce;13 anni a Bruno De Matteis, 61, di Merine;12 anni ad Andrea Carmine Pariti, 31, residente a Pisignano, frazione di Vernole così come per Mauro Cucurachi, 40, di Lizzanello, Egidio Buttazzo, 40, di Cavallino; Roberto Mirko De Matteis, 39, di Lizzanello; Walter Ricciuti, 49, di Calimera; Massimiliano Apollonio, 30, di Lizzanello e Anna Oriana Durante,40, di Melendugno;10 anni ed 8 mesi a Luca Giannone, 39, di Calimera; 10 anni Alessandro Antonucci, 24, di Merine, frazione di Lizzanello; Maria Valeria Ingrosso, 36, di Merine ed Emiliano Sulka, 25, di Lizzanello; 9 anni per Andrea Terpazzi,39, di Calimera; 8 anni e 4 mesi ad Antonio Pantaleo Mazzeo 27, di Caprarica; 8 anni a Maurizio Calogiuri,38, di Lizzanello; Cristian Micelli,37, di Lizzanello e Francesco Mungelli,38, di Lecce (per il quale il pm aveva chiesto l’assoluzione)E poi ancora: 6 anni ai due collaboratori di giustizia Gioele Greco, di 28, di Lecce e Alessandro Verardi, 37enne di Merine (frazione di Lizzanello) così come per Stefano Mazzeo, 35, di Lizzanello; 4 anni e 8 mesi a Giuseppe Manna, 48, di Lecce; 4 anni e 6 mesi Veronica Murrone, 30, di Castrì; 4 anni a Pasquale Briganti, 53, di Lecce ; Angelo Belfiume, 38, di Melendugno; 3 anni e 4 mesi per Marco Antonio Penza, 32, di Lecce; 3 anni a Graziano De Fabrizio, 33, di Lizzanello e Maurizio Di Nunzio ,31, di Scorrano; Leo De Matteis, 35, di Lecce; 2 anni, 3 mesi e 30 giorni a L. T., 28, di Lizzanello; 2 anni ad Andrea Capirola, 36, di Castrì; Jasmin Beherem, 52, residente a Lecce, Eugenio Campa, 57, di Bagnolo del Salento e Rocco Campa, 34, di Giuggianello; un anno e 4 mesi a Roselito Quarta, di 41, di Castrì; quattro mesi ad Andrea Fasiello, 28, di Vernole. “Appena” tre le assoluzioni: Federico Amaranto,51enne di Lecce (6 anni);Federico Perrone, 41, di San Donato, (6 anni), assistito dall’avvocato Giuseppe De Luca e già assolto nell’operazione “Augusta”, ed Alessandro Greco, 32, di Lecce, difeso dall’avvocato Pantaleo Cannoletta. Il collegio difensivo è completato dagli avvocati Ladislao Massari, Giancarlo Dei Lazzaretti, Antonio Savoia, Luca Laterza, Eridania Margheriti, Elvia Belmonte, Giovanni e Gabriele Valentini, Mario Coppola, Giuseppe Milli, Luigi Rella, Sergio Luceri, Vincenzo Blandolino, Francesca Conte, Cosimo Rampino, Gabriella Mastrolia, Umberto Leo, Stefano Prontera, Francesco Vergine, Benedetto Scippa, Silvio Verri, Vincenzo Perrone, Antonio Degli Atti, Anna Elsa Prete, Luigia Cretì e Federico Mazzarella De Pascalis. 

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