Lunedì 16 Settembre 2019 | 00:35

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LECCE - Una partita più «politica» che tecnica quella che si sta giocando sull’approdo del Tap, il gasdotto Trans-Adriatica Pipeline che Melendugno e tutto il litorale salentino vorrebbero dirottare a Brindisi con il sostegno del governatore Michele Emiliano. Prima, nel settembre 2014, il decreto del ministro dell’Ambiente sulla Via, nonostante i tre pareri negativi della Regione (giunta Vendola) e le criticità espresse dal ministero dei Beni culturali. Poi, nel maggio scorso, l’Autorizzazione unica del ministero dello Sviluppo all’approdo di San Foca. Senza contare gli accordi internazionali che prevedono tempi certi per la realizzazione dell’opera. Difficile, insomma, che il governo torni sui suoi passi sconfessando, con altrettanti decreti e autorizzazioni, quell’approdo e quel progetto, idea - questa - motivata dalla Regione con la possibilità di riconventire a gas (fonte più costosa) la centrale a carbone di Cerano gestita dall’Enel, che ha già rigettato più volte l’ipotesi.

Ecco perché anche nel Pd, il partito del governatore, i dubbi che la battaglia anti-Tap di Emiliano sia più di scena che altro, cominciano ad insinuarsi. «Vorrei ricordare che non siamo più nella fase di individuazione dell’approdo. Questa fase, non senza difficoltà, si è da tempo conclusa con un decreto di VIA - dice Elisa Mariano, deputata Pd - che individua, nel sito di Melendugno, il luogo in cui far giungere l’approdo del gasdotto. Questa decisione non è certo il frutto dei desiderata di qualche politico, ma di tutti i tecnici che per mesi sono stati impegnati nella valutazione di impatto ambientale dell’opera». Insomma, che senso ha sbracciarsi tanto visto che «sempre secondo i tecnici, tutti i siti del brindisino, già valutati in sede di VIA in comparazione con il sito di Melendugno, sono stati esclusi perché avrebbero reso l’opera più rischiosa ed impattante sul piano ambientale»? Tutti a parlare dei possibili effetti sul turismo delle coste salentine, ma va ricordato che Brindisi è «area a elevato rischio di crisi ambientale, sito di interesse nazionale per le bonifiche, e non c’è studio, osservazione, riflessione, che non ricordi - sottolinea Mariano - come per quest’area sia insostenibile aggiungere ulteriori aggravi sul piano ambientale. Non abbiamo certo bisogno che arrivi Tap per poter pretendere compensazioni ambientali e solo chi non conosce la storia politica e le tante battaglie ambientali condotte - rimarca Mariano, prendendo le distanze dal segretario regionale del suo partito - può pensare che sia possibile farlo». Quanto alla remota possibilità che Enel si dica disponibile alla riconversione della centrale, «non si possono fare i conti senza l’oste» ipotizzando scenari futuri. «Qui a Brindisi ci sono uomini e donne che da decenni subiscono i danni del carbone, e da decenni sono ignorati da tutte le istituzioni» tuona Mariano. Nessuno si è preoccupato del carbone bruciato a Brindisi e dei suoi effetti e «se il presidente Emiliano volesse, in tal senso, invertire la tendenza, ne saremmo contentissimi. Sarebbe un gesto immediato e concreto per dimostrare che quella contro il carbone non è una battaglia da fare ad intermittenza, ma che va condotta - dice - a prescindere dall’approdo di un gasdotto».

«Emiliano lancia proclami senza alcuna condivisione col territorio. I risultati? Una perenne campagna di annunci - attacca il capogruppo di FI in consiglio regionale, Andrea Caroppo - avanzando a passo di gambero, che ci sta facendo perdere solo tempo senza benefici concreti per i cittadini. Dall'inizio, abbiamo suggerito di abbandonare la demagogia spicciola per trattare con la società al fine di prevedere benefici concreti per i cittadini delle zone interessate, come degli sconti nella bolletta. Non vorremmo che si arrivi in corner con un pugno di mosche in mano». Parla di «stucchevole insistenza» sull’approdo alternativo e di «pressappochismo» di Emiliano anche Gianluca Bozzetti, consigliere regionale dei Cinque Stelle. «Il nostro è un No Tap ovunque, non derogabile» e , piuttosto che decidere in «segrete stanze» sulla testa dei brindisini, tutti i soggetti (Emiliano compreso) «vengano auditi nella commissione competente».

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