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«Evade» 5 centesimi e arrivano mega interessi

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di STEFANO LOPETRONE

LECCE - Un brivido che vola via. È sempre così quando arriva una comunicazione dell’Ag enzia delle Entrate. Il conto dei peccatucci, volontari o involontari, che il contribuente deve scontare per pensieri, parole, opere e soprattutto omissioni, ad un certo punto arriva sempre. Quanto è accaduto all’esercente leccese protagonista di questa storia, però, è allo stesso tempo ridicolo e paradigmatico. Ridicolo, perché l’Agenzia delle Entrate ha superato se stessa, applicando interessi per un’omissione su un acconto Irpef che neanche il peggior strozzino si sarebbe sognato: 16mila per cento. E paradigmatico, perché fa capire quanto ormai sia compromesso il rapporto di fiducia tra Stato e cittadini.

La comunicazione è degli ultimi giorni. La direzione centrale Servizi ai contribuenti (settore Gestione tributi – ufficio Gestione dichiarazioni) invia al cittadino un prospetto degli acconti e dei versamenti omessi o tardivi. Il conto non è particolarmente salato: 53,16 euro di sanzione e 13,46 euro di interessi. Non sempre però «è la somma che fa il totale». Chiunque avrebbe turato il naso e pagato. Questo ligio contribuente, no: vuol vederci chiaro, scandaglia le tre voci contestate - due acconti Irpef e un acconto sulla cedolare secca degli affitti sulla dichiarazione Unico del 2014 - e scopre l’inverosimile.
Al primo ed al terzo rigo, gli importi omessi sono pari a 326,76 euro (omissione primo acconto Irpef) e 204,34 euro (omissione cedolare secca). La sanzione da pagare è del 10 per cento, arrotondata al centesimo per eccesso (32,68 euro per la prima omissione e 20,43 per la seconda). Allo stesso modo gli interessi sono pari al 10 per cento della sanzione (praticamente l’1 per cento dell’importo omesso): 3,26 e 2,04. Tutto regolare.

Qualcosa non quadra nel secondo rigo, relativo sempre ad un acconto Irpef. Il commercialista qui compie il «madornale» errore di versare 0,05 euro (5 centesimi) in meno del dovuto: 1.985,95 invece di 1.986 euro. L’Agenzia delle Entrate, si sa, non perdona. Arriva immediata la sanzione da 0,01 euro: sarebbero da pagare 0,005. Sfortunatamente la Banca centrale europea non ha previsto monete millesimali, per cui l’arrotondamento per eccesso porta tutto alla fantasmagorica cifra di 1 centesimo. Tutto regolare.

Il guaio è nella casella interessi: per 1 centesimo di sanzione, il contribuente ha dovuto versare 8,16 euro di interessi (816 per cento). Rapportato all’impor to omesso, piuttosto che pagare l’1 per cento di interessi, l’esercen - te si è visto presentare un importo calcolato al tasso del 16.312 (sedicimilatrecentododici) per cento. In meno di un anno. A volte lo Stato farebbe meglio a soprassedere, piuttosto che scadere nel ridicolo. Nessun usuraio, reale o immaginario, è mai arrivato a tanto.

Amaro il commento del diretto interessato: «Sono convinto che si tratti di un errore della macchina. Questa è la giustificazione che mi darà l’Agenzia delle Entrate. Quando sbaglia lo Stato, c’è sempre una giustificazione; quando sbagliamo noi contribuenti, siamo i cattivi evasori da crocifiggere».

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