Sabato 21 Settembre 2019 | 17:53

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LECCE - Il dialogo zoppica, i toni si accendono e il direttore generale della Asl, Giovanni Gorgoni, decide di lasciare il tavolo della trattativa. Finisce così, con uno strappo pesante, la riunione della delegazione trattante convocata ieri pomeriggio per discutere dell’accorpamento dei blocchi operatori del Fazzi. Azienda e sindacati si rivedranno direttamente in Prefettura, il prossimo 5 agosto.

Perché si è dovuti arrivare a tanto? «È una sede che hanno scelto loro, pensando che si stia facendo un torto al territorio. Avranno la possibilità di spiegare la loro linea. E noi faremo altrettanto, dati alla mano. Dimostreremo che gli interventi sono aumentati nelle prime due settimane». Gorgoni non si scompone ed è intenzionato a non voler fare alcun passo indietro. Anzi, punta avanti: «Quella dell’accorpamento è una prova che si poteva solo fare in estate. Se ci conferma che la capacità di offerta sanitaria dell’ospedale migliora, perché non discutere dell’efficacia del modello anche dopo? Il mio primo totem è il paziente, poi viene il lavoratore». Il nodo vero è proprio questo: cosa succederà dopo il 30 settembre. Scissione o fusione dei due blocchi? I sindacati lo sanno che è a questo interrogativo che bisogna dare risposta, temono che la riorganizzazione estiva sia il cavallo di Troia che partorirà una nuova architettura definitiva delle sale operatorie del principale ospedale della provincia. Lo sottolineano, soprattutto in vista dell’invio in Regione dell’atto aziendale, il disegno della futura sanità leccese, entro il 24 agosto. Quel che è certo è che non hanno affatto voglia di digerire il rospo, dopo essere stati messi di fronte al fatto compiuto. «Il direttore revochi l’attuale organizzazione del lavoro fatta in solitudine, senza alcuna condivisione. E poi potremo sederci e ragionare su un modello organizzativo nuovo», incalza Vincenzo Gentile, in rappresentanza della Fials. Le linee restano parallele, non si incontrano in alcun modo. Ognuno va per la sua strada. «Abbiamo chiesto questo incontro due settimane fa e non abbiamo risolto nulla – tuona Antonio Tarantino, Fpl Uil –. Abbiamo chiesto dei dati precisi, ma Gorgoni non ce li ha dati. Quelli diffusi per giustificare l’accorpamento non sono credibili. Ne sono stati omessi altri e si sa che così diventano manipolabili. Vogliamo sapere tempistica, tipologia di interventi, durata. Lui mente sapendo di mentire. Dice che le attività sono aumentate, ma a noi risulta che questo non sia il frutto di una razionalizzazione, ma del ricorso alle prestazioni aggiuntive per i medici e agli straordinari per il personale di comparto. Poi, è il caos: nel passaggio da una sala all’altra si perde pure la strumentazione e sono già diversi gli episodi». Lo ribadisce anche Gentile: «Passare da dieci a cinque sale non è uno scherzo. Ognuna avrebbe bisogno, tra un intervento e l’altro, di almeno tre ore per essere disinfettata e arieggiata». Il direttore generale tira dritto: «Ognuno si assume la responsabilità di accuse e offese, anche personali. Non le ricambio. Le dichiarazioni del sindacato sono state fatte in assenza di numeri. Perché tante resistenze al cambiamento? Mi astengo dal dirlo». 

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