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di Mauro Ciardo

SANTA MARIA DI LEUCA - Aumenta il fronte «anti-trivelle» che marcerà questa sera sul lungomare mentre le Regioni sono pronte a chiedere un referendum.Si svolgerà questa sera a partire dalle 18 il sit-in di protesta organizzato da Italia nostra e Comitato «No-trivelle Capo di Leuca», a cui parteciperanno numerosi sindaci salentini con le fasce tricolore e tra questi i primi cittadini che nei giorni scorsi hanno effettuato uno sciopero della fame per opporsi alle prospezioni petrolifere in mare.

Una protesta che nasce dopo le autorizzazioni rilasciate dal Ministero dell’Ambiente ad alcune multinazionali petrolifere ad effettuare indagini in mare con la tecnica dell’air-gun e verificare l’eventuale presenza di giacimenti di idrocarburi da poter emungere. Proprio la prospettiva di vedere torri che estraggono petrolio davanti alle coste affollate di turisti non sta facendo dormire sonni tranquilli agli amministratori e alle popolazioni locali, che dal turismo traggono il principale sostegno economico.

Dopo le adesioni giunte nei giorni scorsi da parte di diverse associazioni, partiti e comitati, ora anche la Cgil si schiera al fianco dei sindaci.

«Siamo nettamente contrari alle trivellazioni - ha dichiarato il segretario provinciale Salvatore Arnesano - esprimiamo solidarietà e vicinanza nei confronti degli amministratori locali che in questi giorni hanno portato avanti uno sciopero della fame e sosteniamo con convinzione che le ricerche di petrolio produrranno nel territorio salentino conseguenze devastanti, innanzitutto il rischio di grave inquinamento del mare e di possibili incidenti che danneggerebbero irreparabilmente l’ambiente. Si tratta di questioni molto serie - ha osservato - che daranno il colpo decisivo a ogni prospettiva per il Salento di rilanciare l’occupazione valorizzando le sue risorse paesaggistiche e culturali».

La manifestazione di Leuca anticipa solo di pochi giorni il grande corteo in programma il 15 a Policoro (Matera) quando si ritroveranno i rappresentanti delle Regioni Puglia, Basilicata e Calabria a stringere un patto anti-trivelle. Durante la manifestazione sarà lanciata l’idea (che sarebbe accolta anche da Abruzzo e Sicilia) di proporre un referendum abrogativo dell’articolo 35, comma 1 del Decreto Sviluppo del 2012, che di fatto ha vietato le attività petrolifere entro 12 miglia “salvando” però le richieste già presentate dalle società.

«Mi farò interprete dell’esigenza di una consultazione popolare per abrogare le norme che consentono attività legate agli idrocarburi sottomarini - ha anticipato il presidente uscente del Consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna - pur ampliando il divieto di attività petrolifere alle 12 miglia marine, lungo tutta la fascia costiera italiana, il Decreto Monti del 2012 ha salvato i procedimenti già avviati a quel momento, di fatto validandoli. Il risultato è che si è affermato un divieto per il futuro, ma si è allo stesso tempo spalancata la porta alle istanze già presentate dalle multinazionali a quella data. Occorre intervenire in tempo, con un referendum abrogativo di iniziativa delle Regioni, per difendere dalla marea nera le spiagge, il turismo, la balneazione, la pesca». Questa sera dopo un raduno di imbarcazioni davanti al porto si svolgerà un corteo sul lungomare Cristoforo Colombo con interventi dal palco allestito sulla rotonda, musiche, gastronomia ed esibizioni di artisti.

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