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SAN CESARIO DI LECCE - L’ex distilleria De Giorgi festeggia i suoi primi dieci anni da monumento nazionale e guarda al futuro con il completamento del restyling e una serie di iniziative per la promozione del territorio. Nata nel 1906 grazie all’iniziativa di Nicola De Giorgi, la distilleria si è specializzata nella produzione di alcol e liquori acquisendo nel 1920 il brevetto di Casa Savoia per l’Anisetta. I distillati raggiungono ogni parte d’Italia fino al 1987, quando le torri di distillazione si fermano. Nel 1997 avviene la chiusura definitiva con lo spegnimento del liquorificio.
Il suo simbolo è la torre alta 25 metri con quattro colonne di rame all’interno.

Per il bene di archeologia industriale il 6 luglio 2005 arriva il decreto di vincolo e l’inserimento tra i monumenti nazionali, mentre nel 2012, dopo l’acquisizione da un’asta fallimentare da parte della fondazione Rico Semeraro, il suo presidente Giovanni (già patron dell’Unione sportiva Lecce) lo dona al Comune. Il bilancio di questo primo decennio viene affidato all’architetto Antonio Monte, docente universitario e componente del board dell’Aipai, che ha curato la parte scientifica legata al recupero della struttura.
«In Puglia si studia archeologia industriale da circa un ventennio grazie a pionieri come il compianto Gino Papuli (docente della materia all’Università di Lecce dal 1996 al 2002) e a Renato Covino, già presidente nazionale dell’Aipai - ricorda Monte - L’argomento definisce un campo di studi di carattere multidisciplinare, basato non solo su documenti scritti ma su reperti materiali visti come vere e proprie fonti di conoscenza. Infatti, nel corso degli anni ci si è occupati di conoscenza, conservazione e valorizzazione del cospicuo patrimonio archeoindustriale presente in Puglia studiando prima i singoli manufatti, poi l’in - teresse si è spostato sul sito e sull’area intesi come luoghi in cui si definiscono i rapporti tra edificio, macchine e infrastrutture, infine la riflessione si è indirizzata sul paesaggio. Pertanto si è cominciato a distinguere tra attività di conoscenza e patrimonializzazione di monumenti, siti e paesaggi».

«Per l’opera di patrimonializzazione - prosegue - entrano in gioco alcune variabili: che un monumento venga riconosciuto dalla comunità come meritevole di conservazione; un’ampia concertazione tra soggetti istituzionali che decida come patrimonializzare, con quali finanziamenti e con quali processi di sviluppo locale; la terza è rappresentata da un progetto che definisca l’uso degli spazi e dei reperti, il riuso degli edifici in un quadro che mantenga la riconoscibilità della precedente destinazione. Questi studi hanno permesso di redigere oltre un migliaio di schede di censimento e catalogazione su siti dismessi o ancora produttivi redatte dal Cnr-IsCom, poi Ibam di Lecce e dalla cattedra di archeologia industriale in collaborazione con Aipai».
«Il processo - spiega - ha permesso di presentare alla Regione una proposta di legge sulla valorizzazione di tale patrimonio che nel gennaio scorso è stata approvata all’unanimità dal Consiglio. A livello regionale chi ha saputo ben interpretare e attivare questo percorso è stato il comune di San Cesario, che ha saputo trasmettere e conservare quei “valori identitari” di una comunità. Esempio singolare la patrimonializzazione sul sito della nota distilleria De Giorgi. Si auspica - conclude Monte - che questa interessante esperienza possa essere un modello da seguire e da ripetere su altri peculiari siti presenti sul territorio regionale ». [m.c.]

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