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di PIERO MIOLLA

ROMA - Un vero e proprio attacco al mar Jonio: non bastano i circa 80mila barili di petrolio al giorno estratti in Basilicata che già, a giudizio di tanti, ambientalisti e non, minano la salute e l’ambiente lucani. Le compagnie petrolifere, infatti, spingono sempre più e puntano anche il mar Jonio: una minaccia questa che, a ben vedere, non riguarda solo la Basilicata ma anche le vicine Calabria e Puglia. Proprio dall’arco jonico al completo è arrivato un chiaro no alle trivellazioni in mare nel corso di un incontro al ministero dell’Ambiente con il Sottosegretario Silvia Velo, che ieri ha ricevuto una delegazione guidata dall’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata, Aldo Berlinguer, composta anche dai rappresentanti dei Comuni di Policoro, Taranto e Rossano Calabro. All’ordine del giorno la valutazione di impatto ambientale sull’istanza di prospezione e ricerca idrocarburi «Enel Longanesi»: ubicata nel mar Jonio, è caratterizzata da un’estensione di circa 748,7 chilometri quadrati ed ubicata ad oltre 12 miglia nautiche dalla costa, con il punto del blocco più vicino che si trova a circa 17 miglia nautiche da Gallipoli.

I presenti hanno ribadito alla Velo il proprio disaccordo alle ricerche petrolifere, unendosi all’appello rivolto al Ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, dal presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, e dallo stesso Berlinguer: anche Puglia e Calabria, infatti, hanno espresso parere negativo sull’istanza avanzata dalla «Enel Longanesi», disatteso dalla commissione nazionale che ha comunque accordato una valutazione di impatto ambientale positiva al progetto.

Proprio per questo, la delegazione ha voluto ribadire la contrarietà, sulla scorta di ciò che anche gli amministratori di vari comuni della costa pugliese e calabrese hanno precisato con forza nel corso dell’incontro di Policoro di qualche giorno fa. La riunione, hanno commentato i partecipanti, è da considerarsi proficua: il Sottosegretario Velo, infatti, si è dichiarata disponibile a proseguire il dialogo con le Regioni interessate, ascoltando con attenzione le ragioni della contrarietà alle iniziative di ricerca degli idrocarburi nel mare Jonio. La Velo ha altresì ricordato che «una valutazione di impatto ambientale non equivale ad un titolo concessorio», aprendo di fatto ad un confronto molto più ampio nel quale saranno interlocutori necessari tanto il Ministero dello Sviluppo Economico, quanto la stessa Presidenza del Consiglio.

A questo punto, non resta che attendere le ulteriori interlocuzioni già programmate per i prossimi giorni. Non va dimenticato, infatti, che pendono ulteriori istanze in merito alle quali le Regioni interessate hanno già ribadito la loro contrarietà e sulle quali la commissione Via non si è ancora pronunciata. In buona sostanza, il tema è politico, prima ancora che tecnico, ed è un tema che travalica i confini nazionali: il dibattito dovrà essere allargato all’Europa per far sì che sia trattato allo stesso modo, tenendo conto che, già oggi, in Adriatico buona parte della superficie marina risulta già essere prestata alle estrazioni: è un pericoloso precedente.

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