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Villaggio fantasma a Tiggiano Procura da ok a demolizione

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FRANCESCO OLIVA

LECCE - La Procura autorizza la demolizione delle quattordici pajare realizzate sulla scogliera di Tiggiano nel bel mezzo del parco Otranto-Santa Maria di Leuca. Lì dove sarebbe dovuto sorgere un albergo diffuso con tanto di chalet camuffati da pajare ad opera di una ditta torinese.

Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Paola Guglielmi ha autorizzato la demolizione delle costruzioni rurali. A spese e cura della titolare della società piemontese, autorizzata dal Comune di Tiggiano al solo rifacimento di alcune strade di campagna in un’area di interesse naturalistico. Proprio alla luce dei vincoli paesaggistici che ricadono sulla zona, il Comune di Tiggiano aveva concesso alla società il placet per la ristrutturazione di edifici già esistenti e non la costruzione ex novo di ulteriori manufatti. E’ stata la stessa legale rappresentante della ditta a chiedere alla magistratura leccese di poter provvedere alla demolizione delle pajare.

La società sarà tenuta a demolire e smaltire i rifiuti a proprie spese. Non solo. Dovrà anche essere preservato il vecchio pietrame del parco per poi deciderne la destinazione. La decisione dei vertici societari è arrivata sulla scorta degli esiti della seconda consulenza a firma dell’architetto Loredana Magurano, che aveva individuato in totale quattordici manufatti apparentemente vecchi ma in realtà realizzati ex novo. Le operazioni di demolizione scatteranno nei prossimi giorni e saranno coordinate dal Corpo Forestale di Lecce.

L’inchiesta scattò nell’autunno di due anni fa. Ad insospettire gli agenti della polizia provinciale fu la presenza di camion e operai in un tratto di strada che collega Tricase a Santa Maria di Leuca. I successivi sopralluoghi svelarono l’esistenza di un villaggio fantasma composto da 11 unità che non comparivano nell’ultima aerofotogrammetria risalente al lontano 2005. I sorvoli di un drone fecero emergere ulteriori costruzioni. Tra ottobre e giugno di un anno fa il pm chiese ed ottenne dal gip Alcide Maritati due sequestri sull’area vincolata per circa quattro ettari. Nel registro degli indagati furono iscritti oltre alla titolare della società anche il progettista e un architetto con studio a Padova, con le accuse di lottizzazione abusiva e falso. Furono disposte anche due consulenze. Pure l’elaborato bis appurò che ulteriori tre pajare a picco sul mare erano state costruite solo di recente. Utilizzando mura di tufo e ricoperte con pietre per dare una parvenza di antico alle costruzioni. Inoltre, per rendere l’ambiente ancor più verosimile, sarebbe stata anche sistemata vegetazione simile a quella autoctona in modo da far apparire i monolocali integrati da tempo con il territorio. Nei giorni scorsi è arrivata la svolta nell’inchiesta. Quelle pajare verranno demolite. A spese della stessa società che, secondo la Procura, avrebbe avviato i lavori per costruire un resort in uno dei pochi lembi di costa salentina sinora sfuggiti al rischio della cementificazione selvaggia. 

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