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Contro la Xylella si provano gli innesti per il «gigante» corsa contro il tempo

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di Tonio Tondo

LECCE - Tutti intorno al «gigante» di Alliste, ulivo censito nella schedatura della regione tra i 1500 e i 2000 anni, in località Cannatare. C’è José Bové, europarlamentare aderente ai Verdi europei, un politico francese che difende i territori europei e le diverse agricolture. Ci sono i giornalisti, tra i quali francesi e svizzeri, sempre più interessati agli sviluppi del batterio che sta devastando il Salento e rischia di dilagare in Puglia e oltre. E ci sono soprattutto gli agricoltori più attivi del Sud Salento che non intendono arrendersi malgrado la diffusione dell’infezione.

La cattiva notizia è che il gigante sta lottando contro il batterio e rischia di soccombere. Da aprile in poi il disseccamento è apparso su cinque punti diversi della chioma. Una lotta terribile contro un albero maestoso che rischia di non farcela malgrado le sue quattro branche principali piantate come grandi colonne tanto da contenere una persona nella sua fessura centrale. Per questo è stato adottato a simbolo della guerra contro Xylella. Qui sono venuti scienziati, ambientalisti e amministratori di ogni tipo e orientamento. Su quest’albero si sta tentando un’operazione disperata anche se tecnicamente possibile: quattro innesti a gemma di leccino, varietà più resistente al batterio su altrettanti rami secolari. L’albero è di proprietà di Enzo Marzano, un agricoltore polivalente con un’azienda di 40 ettari che produce ortaggi di qualità, un frumento delicato e di nicchia come il “Cappelli”, e appunto 400 alberi di ulivi tra i quali il gigante e molti leccini. Marzano si è accorto del disseccamento a luglio del 2013, tre mesi prima dell’individuazione di Xylella come batterio responsabile. Da allora le ha tentate tutte: interventi con diversi minerali, argento, rame, alluminio, zinco, caolino e insetticidi. Nulla da fare. Gli ultimi 560 euro li ha spesi poche settimane fa, ma il disseccamento è via via diventato più aggressivo. Adesso, l’ultimo tentativo con gli innesti.

A questo punto compare un altro protagonista, un agricoltore, di quelli più aperti e moderni. Si chiama Ferdinando Manfreda, 45 anni, di Felline, aderente dall’inizio al movimento “Voce dell’ulivo”, nato per smuovere le acque. Manfreda ha il fondo che confina con quello di Pietro Angelico, un barese trapiantato a Ugento. Quando quest’ultimo si è accorto che il disseccamento si stava estendendo all’intera area tra Alliste e il mare ha rotto gli indugi e ha fatto le operazioni che per decenni aveva visto ripetere da suo padre: innestare varietà coratina su altri portainnesti di ulivo. Così ha affilato il coltellino, ha tagliato in modo sicuro corteccia rigogliosa con gemme da rametti di coratina barese e l’ha saldata in modo perfettamente compatibile con lo spazio ricavato sul portainnesti di ogliarola. L’operazione ha funzionato. Una pratica tradizionale può aiutare la biodiversità quando c’è l’attacco di un virus, di un fungo o di un batterio mortale come Xylella. Per ora è una speranza, ma i coltivatori ci credono. Da lontano, gli scienziati osservano con attenzione. L’operazione ieri Angelico l’ha ripetuta quattro volte sul carrello, faccia sorridente, al capezzale del gigante. Solo che al posto della gemma di coratina ha saldato quella del leccino. Bovè è arrivato nel Salento su invito della “Voce dell’ulivo”. L’aveva promesso a Enzo Manni, presidente della cooperativa Acli di Racale, durante un convegno in Corsica, regione a rischio, insieme a tutti i Paesi costieri del Mediterraneo. Manni aveva portato la sua testimonianza ai produttori dell’isola preoccupati dalla diffusione della malattia. In questa circostanza, dal basso, è nata una solidarietà. Cercheremo di aiutarvi, aveva promesso Bové.

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