Giovedì 17 Gennaio 2019 | 09:28

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I vivai leccesi vicini al tracollo «Magazzini pieni di piante chi ci ripagherà dei danni?»

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di Daniela Pastore

LECCE - Emergenza xylella: gli ispettori europei inizieranno il loro tour nelle campagne del Salento domattina di buon ora. La delegazione del Food and veterinary office ha trascorso il fine settimana in giro per i laboratori nel capoluogo regionale. I ricercatori hanno spiegato lo stato dell’arte della ricerca ed hanno illustrato nei dettagli il quadro dell’emergenza degli ulivi pugliesi.

Ma da domani sarà il momento cruciale: gli ispettori vogliono visitare i focolai più significativi, Oria in testa, dove sono ora concentrati gli sforzi per arginare l’avanzata di xylella.

Le ruspe dovrebbero essere per il momento in stand by, almeno sino al nullaosta definitivo del nuovo decreto di lotta obbligatoria, che dovrebbe arrivare il 18 giugno, con l’approvazione della Conferenza unificata Stato-Regioni.

Sono invece ormai nello sconforto più nero i circa 150 vivai e garden della provincia di Lecce. La nuova decisione europea non lascia speranze sul futuro di questo comparto: su ben 188 specie, infatti, è stato posto il divieto di vendita e movimentazione perché potenziali ospiti di xylella. Non solo ulivo, quercia, mandorli, ciliegi, oleandri, dunque, ma anche una lista sterminata di piante ornamentali che sinora hanno fatto parte della vegetazione salentina, hanno abbellito ville e giardini privati, spazi pubblici.

«È una situazione grottesca - dice Piero Tunno, a capo del Distretto florivivaistico pugliese - ormai siamo condannati a chiudere le nostre attività. Siamo stati i primi a pagare per l’emergenza xylella, troncando tutti i rapporti commerciali che avevamo faticosamente costruito negli anni».

Ciò che maggiormente lascia basiti i vivaisti è l’incertezza sugli adempimenti. «Avevamo un termine perentorio, il 30 aprile, per smaltire la vegetazione su cui grava l’embargo xylella. Parliamo di tonnellate di piante che giacciono da mesi nei magazzini dei vivai leccesi. Poi però le sentenze del Consiglio di Stato e del Tar hanno di fatto sospeso il Piano».

Tunno lancia un grido d’allarme anche a nome dei colleghi delle altre province. «Se xylella dovesse prendere piede in maniera massiccia nel Brindisino e nel Tarantino, chi ripagherà dei danni tutti i vivaisti che necessariamente dovranno sospendere tutte le attività? Io credo che stiamo scherzando con la vita di tante persone che hanno investito e dedicato anni ed anni di lavoro per creare realtà che rischiano poi di essere cancellate con un colpo di spugna da un provvedimento Ue, e questo è davvero un dramma».

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