Lunedì 16 Settembre 2019 | 00:23

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 ROMA – La causa di beatificazione di Aldo Moro potrebbe subire uno stop e un "aggiornamento" addirittura  a un altro periodo storico se non dovessero cessare le polemiche (come quella sulla mancata confessione del leader democristiano da parte dell’arcivescovo Mennini) per indirizzare e condizionare il lavoro del postulatore, avvocato Nicola Giampaolo, uno dei pochi laici a "condurre" le istruttorie di questo particolare processo canonico.

Dopo una serie di polemiche e di frizioni, definite da Maria Fida Moro "del tutto ingiustificate", il postulatore chiede calma, serenità e la distinzione chiara dell’orizzonte entro cui va collocata la sua azione:"Incito tutti a distinguere i piani; la causa della Chiesa non deve far luce su eventuali retroscena della vicenda ma verificare la testimonianza di fede di Aldo Moro. Deve essere condotta nella luce e nella verità e senza ingerenze. Invito tutti a questo. Se questa calma non ci sarà credo che l’unica soluzione non può che essere interrompe la causa per riprenderla in altro contesto storico."

Giampaolo spiega così la vicenda: "da vari articoli si desume una posizione critica contro la Chiesa e in particolare sul ruolo che potrebbe aver avuto l’arcivescovo Mennini che ha detto davanti la commissione parlamentare di non aver mai confessato Moro durante i 55 giorni. L’Arcivescovo però, chiamando in causa la famiglia, ha detto anche che ci potrebbe essere stata altra persona che potrebbe aver confessato il Presidente. Mennini dava questo dato per certo.

Il problema e che molti di questi articoli critici sono arrivati proprio da persone che hanno 'promossò la causa e che con le loro critiche, specie sulle parole di Don Mennini e non solo, hanno di fatto cercato di imporre una loro 'logicà alla causa". Il postulatore invita a smetterla di tirarlo per la giacca perchè "se chi ha promosso la causa mette in discussione un prelato della Chiesa e le sue parole si mette in discussione tutta la possibilità di raccogliere elementi di verità per la causa". "Se Mennini è convinto che altri abbiano confessato Moro, si può cercare di capire chi sia questa altra persona ma non mettere in forse le sue parole, e indirettamente la stessa 'agibilita” della causa di beatificazione.

Una cosa – spiega l'avvocato, tra i più giovani postulatori – è il lavoro della commissione d’inchiesta e della magistratura, altro la causa della Chiesa che mira ad accertare la testimonianza eroica della fede e non a svelare i retroscena, del caso Moro che come non ci appartengono. E’ Moro credente il nostro soggetto la sua testimonianza 'In odium fideì, la sua testimonianza di fede e il suo martirio e non i misteri del caso Moro."  

Maria Fida Moro aveva difeso il postulatore da questi attacchi definiti "tentativi spuri da parte di alcuni, che agiscono nell’ombra, di vanificazione del procedimento di beatificazione di mio padre". Moro – ha detto la primogenita del Presidente – "è stato perseguitato in vita, in morte e dopo. Adesso basta. La Chiesa, Grande Madre, saprà facilmente riconoscere da che parte sta la verità".

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