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Lotta al cancro, salentino nel team di ricercatori

Lotta al cancro, salentino nel team di ricercatori
di Pierangelo Tempesta

PRESICCE - C'è anche un salentino nel team di ricercatori che ha scoperto la proteina in grado di favorire l’immunità ai virus e al cancro. Si tratta di Claudio Mauro, 36 anni, originario di Presicce e ricercatore del centro di farmacologia biochimica della «Queen Mary University» di Londra.

Al termine di uno studio durato sei anni, al quale hanno partecipato l’«Imperial College» e la «Queen Mary University» di Londra, l’«Istituto federale di tecnologia svizzero» (Ethz) di Zurigo e la «Harvard Medical School», i ricercatori hanno scoperto che una particolare razza di topi, quando viene infettata da virus, produce una quantità di cellule «T citotossiche» dieci volte maggiore rispetto ai topi normali. Le cellule «T citotossiche» sono una componente del sistema immunitario che viene prodotta quando nell’organismo si presenta una malattia. La loro maggiore presenza negli organismi analizzati durante la ricerca deriva, a sua volta, dalla produzione in grande quantità una proteina sconosciuta fino ad oggi, battezzata «molecola di espansione dei linfociti», o Lem. È proprio questa proteina a regolare la produzione delle cellule T. Ora i ricercatori stanno ideando una terapia la cui applicazione potrebbe iniziare nei prossimi tre anni.

Dottor Mauro, ci parli della vostra scoperta.

«È una scoperta importante, alla quale io e il mio studente di dottorato abbiamo contribuito, ma il credito va a Philip Ashton-Rickardt dell’Imperial College. Abbiamo contribuito a studiare i meccanismi con cui questa proteina funziona. Si tratta di una proteina nuova, che non si conosceva prima e che è importante per promuovere la risposta immunitaria, in particolare di alcune cellule del sistema immunitario. Le conseguenze sono importanti in malattie come il cancro e le infezioni virali e per capire le basi di altre malattie del sistema immunitario a lungo termine».

Potrebbe essere una rivoluzione per la lotta al cancro?

«Sicuramente è una scoperta importante. Bisogna però testarla, e i tempi sono lunghi. È necessario capire se e quanto importante può essere nella terapia di alcune malattie. Rimane una scoperta di base, con potenziali applicazioni importanti ancora tutte da testare. Questa proteina non si conosceva e non assomiglia a nessun’altra proteina conosciuta. L’Imperial College ha istituito due spin-off company per accelerare la ricerca applicativa di questa scoperta. Dalla ricerca di base alla clinica c'è una lunga strada da percorrere».

Cosa l’ha portata a Londra?

«Sono qui da quasi otto anni. Dopo la laurea in biotecnologie mediche e il dottorato a Napoli, mi sono spostato all’estero. Sono stato un anno a Chicago e poi sono arrivato a Londra, all’Imperial College e poi al Queen Mary. Sono sposato con una ragazza di Lecce, ma i nostri due figli sono nati a Londra».

Cosa l’ha spinta a interessarti di ricerca contro il cancro?

«Mio padre, originario di Taurisano, è scomparso nel 1998 a causa di un cancro. È stata questa una delle motivazioni. Avevo interesse nella ricerca, sapevo di non voler essere medico (anche se adesso, forse, cambierei idea, perché mi piacerebbe avere più conoscenze mediche), ero consapevole di voler fare ricerca e la malattia di mio padre è stata una spinta ad andare avanti in questa direzione. Lasciare l’Italia e partire è stata una scelta difficile, ma ciò che ho vissuto con mio padre è stato uno dei motivi più importanti che mi hanno spronato a farlo».

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