Giovedì 17 Gennaio 2019 | 08:29

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«Torre Veneri risulta inquinata»

di FABIO CASILLI
LECCE - «L’abbandono incontrollato di rifiuti», accertato e certificato, sarebbe incompatibile con le parole espresse, giovedì scorso, dal procuratore capo Cataldo Motta: «Torre Veneri è il sito più pulito d’Italia». In sostanza, l’inquinamento c’è, accertato e riportato nelle carte. Il problema, semmai, per Salvemini, Molendini e l’avvocato Fanigliulo, sarebbe stato quello di individuare le responsabilità penali dell’«abbandono incontrollato di rifiuti» in una persona fisica ben definita
«Torre Veneri risulta inquinata»
di FABIO CASILLI

LECCE - «L’abbandono incontrollato di rifiuti», accertato e certificato, sarebbe incompatibile con le parole espresse, giovedì scorso, dal procuratore capo Cataldo Motta: «Torre Veneri è il sito più pulito d’Italia». Parole che hanno «segnato» la conferenza stampa tramite la quale Motta, il procuratore aggiunto Ennio Cillo e il sostituto Elsa Valeria Mignone, hanno comunicato l’archiviazione del procedimento avviato dopo gli esposti presentanti da «Lecce Bene Comune» sull’inquinamento dell’area attorno al poligono militare salentino.

Ieri mattina, Carlo Salvemini, Gabriele Molendini e l’avvocato Chiara Fanigliulo hanno voluto «fare un po’ di chiarezza sugli esiti processuali, sulle carte delle indagini e sulla situazione di Torre Veneri oggi», alla luce dell’ordinanza di archiviazione e delle carte processuali. Gli esponenti di «Lecce Bene Comune» sono partiti proprio da quanto scritto nell’ordinanza di archiviazione: «Risulta invero acclarato che nel corso degli anni i residui di frantumazione di proiettili e bossolame si sono accumulati e dispersi nelle rispettive zone di caduta (terrestri o marine) dell’area suddetta, senza che ne venisse per anni disposta la rimozione».
E ancora: «E’ di logica conseguenza che l’attuale stato dei luoghi è conseguenza di un’attività di mancata corretta rimozione dei residui lungamente protrattasi nel tempo». In sostanza, l’inquinamento c’è, accertato e riportato nelle carte. Il problema, semmai, per Salvemini, Molendini e l’avvocat o Fanigliulo, sarebbe stato quello di individuare le responsabilità penali dell’«abbandono incontrollato di rifiuti» in una persona fisica ben definita. Che non poteva quindi essere, genericamente, l’Esercito italiano o la Scuola di Cavalleria di Lecce. Da qui l’inevitabile archiviazione.

«Ma il fatto che le operazioni di smaltimento rifiuti da esercitazioni si siano svolte regolarmente è contraddetto ripetutamente in ogni verbale di polizia giudiziaria - hanno sottolineato i rappresentanti di “Lecce Bene Comune” - Ad ogni buon conto risulta chiaro che nulla di quanto affermato dal procuratore Motta emerge dagli esiti delle indagini e dall’ordinanza di archiviazione. Il piano di caratterizzazione del “Disteba” deriva da un procedimento non volontario dei militari, ma da una procedura normata dalla legge per le aree militari proprio laddove si rilevi il superamento della concentrazione di inquinanti. Quindi è evidente che l’affermazione di Motta è contraddetta già nei termini: se un sito è oggetto di piano di caratterizzazione ciò avviene perché si sono superati i livelli massimi di inquinanti. Ci si domanda da dove il procuratore abbia potuto trarre tali le conclusioni sulla salubrità dell’area. Il piano di monitoraggio dei fondali marini, messo a punto dall’esercito, è stato redatto a fine novembre. Dovrà essere applicato. Quello che risulta è che è stata commissionata a un’impresa otrantina la rimozione in mare di rifiuti. Il tutto si sarebbe svolto in due giorni per pulire chilometri quadrati di fondali marini».

Al netto degli esiti processuali, però, «Lecce Bene Comune» è tornata a sollecitare una maggiore attenzione all’ambiente per il futuro. «Un futuro che - è stato ribadito ieri - non potrà non prevedere la Valutazione di incidenza ambientale per le esercitazioni e la vigilanza da parte di tutte le Istituzioni preposte ai controlli e fino ad oggi latitanti in un sito di interesse comunitario, in cui organi dello Stato effettuano abbandono incontrollato di rifiuti».

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