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Muore sul lavoro Telecom risarcirà con mezzo milione

LECCE - Nelle 13 pagine di sentenza il giudice sottolinea come la Telecom non abbia rispettato le norme per la sicurezza dei dipendenti. In particolare, «le istruzioni del manuale di Telecom sulle norme di sicurezza ed i relativi dispositivi non integravano le condizioni di massima sicurezza del lavoratore»
Muore sul lavoro Telecom risarcirà con mezzo milione
LECCE - Maxi-risarcimento alla famiglia di un operaio della Telecom morto sul luogo di lavoro. Nei giorni scorsi il giudice del lavoro del Tribunale di Lecce Maria Grazia Corbascio ha condannato la compagnia telefonica per oltre mezzo milione di euro, accogliendo il ricorso presentato dagli eredi della vittima, assistiti dagli avvocati Giordano Bacile di Castiglione e Diego Mansi.

L’incidente si verificò il 9 aprile 2008 a Lecce, precisamente in via Toma, nel rione San Pio. L’operaio, di 54 anni, era impegnato nei lavori per l’allaccio di una nuova linea telefonica in un’abitazione. Mentre si trovava su una scala a pioli per fissare il cavo telefonico sulla facciata dell’immobile, l’uomo precipitò al suolo. Immediatamente l’operaio venne portato in ospedale, ma nonostante i tentivi dei medici morì dopo alcune ore di agonia nel reparto di rianimazione.

Nelle 13 pagine di sentenza il giudice sottolinea come la Telecom non abbia rispettato le norme per la sicurezza dei dipendenti. In particolare, «le istruzioni del manuale di Telecom sulle norme di sicurezza ed i relativi dispositivi non integravano le condizioni di massima sicurezza del lavoratore». Il giudice fa riferimento alla tipologia dell’elmetto, che «per le sue caratteristiche tecniche era comunque inidoneo, in quanto destinato a proteggere il capo solo dal rischio di caduta di massi dall’alto, e non anche in caso di caduta del lavoratore».
A tutela di un rischio simile sarebbe stato necessario indossare un casco con altri requisiti tecnici relativi ai punti di fissaggio al capo, al carico minimo di resistenza ed anche in riferimento agli urti laterali.

In sentenza si legge anche che «le forniture di Telecom si erano rivelate inadeguate anche con riferimento alla cintura di sicurezza, in quanto non era stato fornito un dispositivo anticaduta ma solo una cintura di posizionamento finalizzata a consentire al lavoratore di operare con le mani libere». Il magistrato stigmatizza negativamente anche il comportamento del collega, la cui condotta «era improntata alle direttive di Telecom che privilegiano la riduzione dei tempi di lavoro anzichè la sicurezza, poichè egli anzichè prestare ausilio mentre la vittima era in cima alla scala si era occupato di altre mansioni». Visto l’esito del giudizio, è probabile che la compagnia Telefonica ricorrerà in appello.

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