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di FLAVIA SERRAVEZZA
LECCE - Un «attacco criminale senza se e senza ma», tanto più grave «perché contro la libertà di stampa che difendiamo e difenderemo sempre e comunque contro chiunque».Il salentino Giampiero Khaled Paladini (foto), presidente di Confime, il consorzio di imprese mediterranee che ha in animo di realizzare a Lecce la prima università islamica d’Italia, parla della strage di Parigi. «Non è l’Islam o il Corano a incitare all’odio e alla violenza – ripete - questi sono solo terroristi»
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LECCE - Un «attacco criminale senza se e senza ma», tanto più grave «perché contro la libertà di stampa che difendiamo e difenderemo sempre e comunque contro chiunque».Il salentino Giampiero Khaled Paladini, presidente di Confime, il consorzio di imprese mediterranee che ha in animo di realizzare a Lecce la prima università islamica d’Italia, parla della strage di Parigi. «Non è l’Islam o il Corano a incitare all’odio e alla violenza – ripete - questi sono solo terroristi».

Paladini, cos’ha pensato quando ha saputo dell’attentato?

«È stato un atto vile ed ingiustificabile. Noi musulmani non siamo mai stati associati con questi criminali oggi, come non lo eravamo ieri con i brigatisti rossi o con la mafia e come non lo siamo mai stati con l’imperialismo occidentale che tanti morti, uomini donne e bambini innocenti, hanno causato e continuano a causare, senza che nessuno se ne occupi nel mondo».

È preoccupato per le possibili ripercussioni sul progetto dell’ateneo islamico?

«Tutt'altro. Credo che quanto accaduto ci debba invogliare ad andare avanti con maggiore convinzione. Perché noi vogliamo essere un punto di riferimento serio contro l’ignoranza e anche contro chi uccide in nome dell’Islam. Ho sempre pensato che la cultura sia l’arma principale per combattere il terrorismo internazionale. Sono ancora più convinto che sia fondamentale e urgente creare presidi culturali accessibili a tutti per sconfiggere l’ignoranza e arginare la deriva fondamentalista. Piuttosto ho paura, come tutti i cittadini, degli atteggiamenti che danneggiano l’Islam».

Nelle immagini riprese dalle telecamere si sentono gli attentatori gridare «Allah Akbar», Allah è grande.

«Sono estremisti, ripeto, che compiono atti di terrorismo e dobbiamo lavorare tutti insieme per sconfiggerli. Anche i mafiosi dormivano con la Bibbia accanto al letto, cosa vuol dire? Ci sono milioni di musulmani nel mondo che rispettano le leggi. Bisogna stare veramente attenti a come si parla in questi giorni. Perché buttare benzina sul fuoco, come hanno fatto politici italiani come Matteo Salvini o esponenti di Fratelli d’Italia, è intellettualmente e socialmente scorretto. Associare la parola terrorismo all’Islam è la cosa peggiore che si possa fare. La comunità islamica in questo momento è una vittima, come vittime sono i giornalisti di Charlie Hebdo».

C’è però chi chiede una presa di posizione più forte del mondo musulmano contro il fondamentalismo.

«Siamo tutti uniti nella battaglia contro il fondamentalismo. Condanniamo questi atti barbari e lottiamo per arginare la deriva fondamentalista. Noi siamo certamente tutti “Charlie” oggi, ma non siamo tutti francesi, la cui politica imperialistica ha oppresso e continua ad opprimere popoli e persone in nome del potere e del denaro, in Nord Africa, in Centro Africa, come in altre parti del mondo in collusione con gli altri imperialisti americani, le multinazionali e il potere finanziario».

Cosa pensa delle vignette su Maometto di Charlie Hebdo?

«Il Corano vieta ogni raffigurazione di Dio, per cui io sono contrario in quanto musulmano. Rispetto le altrui idee di cui eventualmente dovranno dare conto non a noi ma a Dio. Il rispetto finisce lì dove comincia la mia libertà di musulmano per cui quando si va oltre la semplice e innocua satira e si scade nel vilipendio e nell’oltraggio, allora va punita secondo le leggi dello Stato in cui si produce. Ma questo credo che valga per l’Islam e anche per le altre religioni o per le istituzioni dello Stato».

A che punto è il progetto dell’università islamica?

«Abbiamo opzionato un terreno alle porte di Lecce, di circa 25 ettari, dove intendiamo realizzare la sede centrale dell’Ateneo con aule, laboratori, biblioteche, sale conferenze e sala preghiera.

I progettisti stanno lavorando a un edificio di circa 50mila metri cubi. In altri due immobili nel centro di Lecce intendiamo invece realizzare il rettorato e il college. Partiremo con due facoltà, ciascuna con tre dipartimenti: Lettere Filosofia e Teologia; Scienze agrarie, ambientali e del territorio. Il dipartimento Ambiente potrebbe aver sede a Taranto, abbiamo già preso contatti col prorettore del polo universitario jonico. Il bacino d’utenza potenziale del nostro ateneo è di circa 5mila studenti, da tutto il mondo, ma per ottenere l’accredimento al ministero ci vorranno almeno un paio d’anni.

Entro la fine del 2015, però, vorremmo partire con la formazione di eccellenza, master post-laurea in Finanza ed Economia. E ci piacerebbe collaborare con l’Università del Salento per sviluppare il settore della ricerca».

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