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LECCE - Sfrattato da casa dopo aver perso il lavoro e costretto a dormire nell’auto con la moglie, vicino alla stazione. E’ la vicenda di P.S., 37 anni di Lecce, padre di due bambine che ora dormono nella casa di parenti nella speranza che i genitori possano presto riavere una casa. La disavventura è iniziata nel 2004, quando con la moglie incinta e senza una dimora, l’uomo è stato costretto ad occupare abusivamente un alloggio Iacp
Sfrattato vive in auto e viene citato per danni
LECCE - Sfrattato da casa dopo aver perso il lavoro e costretto a dormire nell’auto con la moglie, vicino alla stazione. E’ la vicenda di P.S., 37 anni di Lecce, padre di due bambine che ora dormono nella casa di parenti nella speranza che i genitori possano presto riavere una casa. La disavventura è iniziata nel 2004, quando con la moglie incinta e senza una dimora, l’uomo è stato costretto ad occupare abusivamente un alloggio Iacp. Un’occupazione cui ha cercato di porre rimedio attraverso una domanda di sanatoria prevista dalla Regione, che avrebbe consentito di legittimare la sua residenza in quella casa. Nel frattempo, inoltrata la domanda, è scattata però la graduatoria comunale e l’alloggio è stato destinato ad un altro nucleo familiare.

Da qui, una serie di intimazioni di sfratto, che si sono protratte sino al 2012, quando l’uomo, divenuto padre, ha dovuto lasciare la casa che aveva occupato per aver ricevuto diniego alla sanatoria. Una risposta arrivata con molti anni di ritardo, per via di una vicenda giudiziaria sopraggiunta nel frattempo. Infatti, la donna cui era stato destinato l’alloggio, aveva intentato causa di risarcimento, perché costretta a rimanere in affitto presso un privato nonostante il diritto ad occupare l’alloggio concessole dalla graduatoria. Nella triste «guerra fra poveri» approdata anche nelle aule giudiziarie, è intervenuta pure una sentenza per la quale l’uomo è stato condannato ad un anno ed otto mesi, pena sospesa. Ma tanto è bastato per fargli perdere anche il posto come guardia giurata.

«Ero stato assunto con un contratto a tempo indeterminato - fa sapere l’uomo - ma in seguito alla sentenza di condanna sono venuti meno i requisiti che mi permettevano di svolgere quel lavoro. Così, ho dovuto lasciare il posto». Una drammatica catena di eventi, che ha costretto il padre di famiglia - rimasto senza stipendio - a dover rinunciare anche alla casa che aveva affittato da un privato.
«Senza un lavoro - spiega - non sono stato in grado di pagare il canone ed anche questa volta ho ricevuto lo sfratto». Non solo. «Mi è stato pignorato anche il trattamento di fine rapporto ricevuto dall’azienda. Dovevo risarcire la signora cui spettava la casa».

Ironia della sorte, dopo tutta questa faccenda, la donna ha pure rinunciato all’alloggio. Ora, il tetto di P.S. è un’auto parcheggiata alla stazione. E le figlie, sistemate dai parenti, non possono vivere con i genitori. Che ora si affidano alla sensibilità degli amministratori, delle autorità preposte alla tutela delle famiglie, perché in tempi rapidi si possa trovare una nuova casa e magari un lavoro per ricongiungere la famiglia. [p.b.]

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