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Alpini pugliesi finita l'attesa recuperati i corpi
L’AQUILA – E' durata cinque lunghissimi giorni la straziante attesa delle famiglie di Giovanni e Massimiliano. Dopo l’escursione trasformatasi in tragedia per i due giovani alpini, morti venerdì scorso sul Gran Sasso dopo essere scivolati in un canalone e trovati sabato mattina, ad amplificare il dolore è stata la difficoltà di recuperare i loro corpi, con il vento forte e le bufere di neve ostacolo per i tentativi di avvicinamento dell’elicottero che avrebbe dovuto imbarcare le salme con il verricello. Fino a oggi pomeriggio, quando le condizioni meteo hanno finalmente permesso al velivolo della Forestale di operare in sicurezza, usando la tecnica dell’attacco al gancio baricentrico. A terra le unità del Cnsas e reparti del 9/o Reggimento Alpini della Brigata Taurinense dell’Aquila: i compagni di Giovanni e Massimiliano.

Tutto era cominciato venerdì scorso, giornata libera dal servizio per Giovanni De Giorgi, 26enne di Galatina (Lecce), e Massimiliano Cassa, 29 anni, di Corato (Bari), entrambi caporal maggiore al 9/o reggimento con alle spalle missioni dell’Esercito in patria e in Afghanistan. I due hanno deciso di fare un’escursione sul Corno Grande e, partiti da Campo Imperatore, si sono incamminati sulla via Normale – che da 2130 metri arriva alla vetta occidentale a quota 2912 – tanto frequentata d’estate quanto insidiosa in questa stagione. Ed è a metà strada, a quota 2.500, che deve averli sorpresi la nebbia. Il terreno roccioso ghiacciato ha fatto il resto. Non vedendoli tornare la sera e non riuscendo a entrare in contatto con loro un commilitone è andato a Campo Imperatore, ha trovato la loro auto e ha lanciato l’allarme.

Ormai senza vita, dopo un volo di oltre 300 metri, Giovanni e Massimiliano sono stati individuati nel Vallone dei Ginepri, in località Conca degli Invalidi, dopo un’intera notte di ricerche che ha coinvolto Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas), soccorso alpino della Forestale e della Guardia di Finanza, Vigili del fuoco e gli stessi Alpini. Da allora un susseguirsi di tentativi per recuperare i loro corpi, ma fino a oggi è risultato impossibile all’elicottero del 118 avvicinarsi alla zona per recuperare le salme.
Già sabato pomeriggio, viste le difficoltà, le squadre di soccorso avevano assicurato i due corpi in barelle ancorate al suolo ed erano mestamente tornate alla base allestita a Prati di Tivo dove sono sempre stati presenti il generale Massimo Panizzi, comandante della Brigata Taurinense, e il comandante del 9/o Reggimento dell’Aquila, colonnello Massimo Iacobucci. Ieri era stata messa in sicurezza con la corda la Ferrata Brizio, nell’ipotesi estrema di dover trasferire i corpi via terra. E nel frattempo questa notte circa mezzo metro di neve si è accumulato sulla zona.

"Quei ragazzi, noi soccorritori, non li avremmo voluti lasciare neanche la prima notte al buio e al freddo lassù - aveva detto sabato pomeriggio Gianluca Facchetti, medico del Cnsas che ha accertato il decesso dei due giovani – E' terribile averli trovati e poi rendersi conto di non poterli recuperare subito. Fa male". Le salme, ricomposte nel presidio della Forestale a Prati di Tivo e riconosciute dal comandante del 9/o Reggimento Iacobucci, sono state trasportate all’obitorio dell’Aquila. La camera ardente è stata allestita nella Caserma Pasquali dell’Aquila.

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