Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 12:57

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Infiltrazioni mafiose il caso Squinzano finisce al ministero dell’Interno

di ANNACHIARA PENNETTA
SQUINZANO -  Il sospetto di «condizionamento da parte della criminalità organizzata sugli ambienti amministrativi del Comune di Squinzano» al centro della relazione che il prefetto di Lecce Giuliana Perrotta invierà al Ministero dell’Interno. Lo ha stabilito il Comitato per l’ordine e la sicurezza riunitosi ieri in Prefettura e convocato, tra l’altro, per esaminare i risvolti della bufera giudiziaria che ha travolto il Comune di Squinzano
Infiltrazioni mafiose il caso Squinzano finisce al ministero dell’Interno
di Annachiara Pennetta 

SQUINZANO -  Il sospetto di «condizionamento da parte della criminalità organizzata sugli ambienti amministrativi del Comune di Squinzano» al centro della relazione che il prefetto di Lecce Giuliana Perrotta invierà al Ministero dell’Interno. Lo ha stabilito il Comitato per l’ordine e la sicurezza riunitosi ieri in Prefettura e convocato, tra l’altro, per esaminare i risvolti della bufera giudiziaria che ha travolto il Comune di Squinzano.

Il quadro emerso dai fascicoli della Procura con l’operazione «Vortice - Déjà vu» paventa il «tentativo di condizionamento da parte della criminalità organizzata degli ambienti comunali di Squinzano», come evidenziato dal procuratore Cataldo Motta.

Questo, per quel che se ne sa, è elemento sufficiente per inviare una relazione al Ministero dell’Interno al fine di valutare la gravità della situazione ed eventualmente dare poi mandato alla Prefettura per l’avvio della procedura di scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. La decisione di informare ufficialmente il Viminale è scaturita dal vertice del Comitato per la sicurezza presieduto dal prefetto di Lecce Giuliana Perrotta, al quale hanno partecipato il procuratore generale Giuseppe Vignola, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Vincenzo Di Rella, il comandante provinciale dei Carabinieri Nicodemo Macrì, il questore Antonio Maiorano, il procuratore Cataldo Motta e il sostituto procuratore Giovanni Gagliotta.

Non sono bastate dunque le dimissioni da presidente del Consiglio comunale di Fernanda Metrangolo, rassegnate «per rispetto delle istituzioni», a ridimensionare l’attenzione della Prefettura sul caso di Squinzano. Inoltre resta ancora in piedi l’ipotesi delle dimissioni dell’attuale sindaco Mino Miccoli con conseguente scioglimento dell’assise cittadina, annunciate e tutt’ora al vaglio della maggioranza consiliare, motivate per quel che se ne sa per restituire serenità alla città nonostante i fatti oggetto dell’indagine si riferiscano ad episodi verificatisi nel precedente governo cittadino. Due i dati politicamente significativi: se Miccoli si dimettesse ora si potrebbe votare già alla prossima tornata elettorale, se la Prefettura sciogliesse il Consiglio ci sarebbe invece un periodo di commissariamento di 18 mesi.

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