Martedì 22 Gennaio 2019 | 16:17

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Festini con prostitute in cambio di voti chiuse indagini a Lecce

LECCE – Festini a luci rosse e prestazioni di prostitute offerte a giovani elettori in cambio del voto per le elezioni comunali del 2011 a Porto Cesareo (Lecce): è l'ipotesi di accusa formulata dalla procura di Lecce nei confronti dell’ex vicesindaco del Comune salentino Antonio Greco, e dell’ex assessore Cosimo Presicce (entrambi di centrodestra). Avrebbero organizzato festini in un bed & breakfast offrendo a giovani elettori prestazioni di prostitute. Delle feste hanno parlato testimoni e ci sarebbero anche filmati
Festini con prostitute in cambio di voti chiuse indagini a Lecce
LECCE– Festini a luci rosse con avvenenti ragazze di nazionalità romena 'ingaggiatè per offrire gratuitamente le loro grazie, ottenendo in cambio dai beneficiari della serata hard la sicurezza di riceverne consenso elettorale. È lo scenario ipotizzato dalla Procura di Lecce che ha chiuso le indagini su uno dei filoni più piccanti avviati per far luce sulle ultime elezioni comunali a Porto Cesareo (Lecce), tenutesi nel maggio 2011.

Il sostituto procuratore Carmen Ruggiero ha fatto notificare l'atto di chiusura inchiesta ad Antonio Greco, 51 anni, ex vice sindaco del Comune poi dimessosi in seguito allo scandalo, e a Cosimo Presicce, 49 anni, ex assessore comunale. Entrambi sono accusati di voto di scambio e sfruttamento della prostituzione, ovvero di aver agevolato la prostituzione di giovani ragazze dell’Est, 'offertè a giovani elettori in cambio della loro preferenza elettorale. Procaci ragazze romene protagoniste di  incontri a luci rosse organizzati in una villetta alla periferia del litorale a sud di Porto Cesareo, in località 'Il Poggiò.  Festini hard che sembrerebbero aver prodotto l’obiettivo ipotizzato dalla Procura: Antonio Greco, con 348 voti, risultò il più suffragato della lista civica di centrodestra 'Progetto Futurò a sostegno del candidato sindaco Salvatore Albano, ottenendo dopo qualche settimana l’incarico di vice sindaco proprio in virtù del bacino di consensi ottenuto.

Un filone d’indagine che è scaturito dall’inchiesta-madre su una serie di attentati dinamitardi, due dei quali ai danni del sindaco, verificatisi nei mesi successivi alle elezioni. Accertamenti non semplici che hanno visto per mesi i carabinieri impegnati ad abbattere una cortina impenetrabile di silenzio, squarciata solo da qualche timida ammissione di chi a quegli incontri aveva partecipato, rivelando ad esempio che si veniva avvisati attraverso un semplice ma efficace passaparola. Alcuni di loro, per comprovare le dichiarazioni, avrebbero anche mostrato ai militari i filmini realizzati con il proprio cellulare per quello che è stato definito il 'bunga bunga salentinò: ragazze giovani, avvenenti, in abiti succinti che con disinvoltura intrattenevano gli ospiti con giochi proibiti.  Otto gli indagati iniziali, tra i quali anche il sindaco di Porto Cesareo Salvatore Albano, la cui posizione è stata poi archiviata dal magistrato, insieme alle altre, per la sopravvenuta prescrizione dell’accusa di voto di scambio.

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