Lunedì 21 Gennaio 2019 | 12:14

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Produzione di olio a picco nel Salento crollo dell’80%

LECCE - Sarà una campagna olivicola da lacrime e sangue. A pochi giorni dall’inizio della raccolta delle olive, i produttori già vedono un quadro fosco. Si parla addirittura di un calo della produzione dell’80 per cento. «Una stagione così non la ricordo negli ultimi quaranta anni e non certo solo per Xylella ma anche per un’annata di scarica eccezionale e per altre patologie che stanno assediando i nostri ulivi», alza le braccia un coltivatore. Molti frantoi resteranno chiusi per mancanza di prodotto da trasformare. Un rischio di cui si parlava ormai da mesi, ma che ora è diventato un’amara realtà
Produzione di olio a picco nel Salento crollo dell’80%
LECCE - Sarà una campagna olivicola da lacrime e sangue. A pochi giorni dall’inizio della raccolta delle olive, i produttori già vedono un quadro fosco. Si parla addirittura di un calo della produzione dell’80 per cento. «Una stagione così non la ricordo negli ultimi quaranta anni e non certo solo per Xylella ma anche per un’annata di scarica eccezionale e per altre patologie che stanno assediando i nostri ulivi», alza le braccia un coltivatore. Molti frantoi resteranno chiusi per mancanza di prodotto da trasformare. Un rischio di cui si parlava ormai da mesi, ma che ora è diventato un’amara realtà.

Gli alberi colpiti dal disseccamento non hanno prodotto drupe. Se si considera che l’estensione di Xylella ha ormai superato i 40mila ettari, il calcolo del danno è presto fatto. Agli effetti negativi causati dal terribile batterio da quarantena si somma poi il calo produttivo di un’annata di «scarica», ossia di riduzione fisiologica della produzione di drupe.
E come se ciò non bastasse, gli olivicoltori stanno combattendo con altre patologie che hanno reso particolarmente cupa l’annata olivicola. Molti alberi sono stati assediati nei mesi scorsi dalla rinchite, un insetto della famiglia del punteruolo che effettua, con una sorta di proboscide allungata, delle punture sulle olive, compromettendo il corretto sviluppo della drupa, con la conseguente caduta del frutto.
C’è poi la mosca dell’olivo, considerata da sempre uno dei flagelli degli uliveti, che quest’anno conta una popolazione allarmante di piccoli e agguerriti insetti nelle coltivazioni della provincia, complice un clima caldo umido che è il loro habitat preferito. Insomma, una situazione da mettersi le mani nei capelli.

Esistono fortunatamente delle isole felici: coltivazioni che hanno dato un prodotto di qualità eccellente da cui si ricaverà con ogni probabilità un olio da podio. «Non tutte le situazioni sono omologabili - dice il presidente del Consorzio di tutela della Dop Terra d’Otranto, Giovanni Melcar ne - ci sono delle aziende che si apprestano a raccogliere olive di qualità straordinaria, grazie anche al percorso virtuoso di investimenti e di miglioramento del ciclo produttivo aziendale avviato negli ultimi anni». Non va infatti dimenticato che il flagello Xylella si è abbattuto sul Salento in un momento di straordinaria vitalità delle aziende olivicole.
«Abbiamo conquistato quote insperate di mercato negli ultimi anni - incalza Melcarne - Ed ora non possiamo permetterci di buttare per aria tanti sacrifici economici e professionali».

Il rischio è che la stagione olivicola partorisca una quantità di olive del tutto insufficiente rispetto alle aspettative del mercato. «Per questo - insiste il presidente del Consorzio - consiglio caldamente a tutti gli olivicoltori, a tutti i proprietari di uliveti di raccogliere il prodotto, di non lasciare nulla sugli alberi. La riduzione massiccia della quantità di olive potrebbe infatti richiedere lo sforzo di tutti per raggiungere una massa critica di prodotto». Ci potrebbero anche essere delle sorprese positive sui prezzi, che renderebbero la raccolta più redditizia per i singoli produttori di quanto non lo sia stato in passato. «Di certo - chiosa Melcarne - non possiamo arrenderci. Sarà un’annata molto dura e drammatica, ma gli sforzi che abbiamo fatto sino ad oggi non devono essere vanificati» .

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