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L’allarme del rettore «Non ci sono fondi per la ricerca a Lecce»

di FLAVIA SERRAVEZZA
LECCE - Poche risorse finanziarie a disposizione dell’Università per la ricerca. E il rettore Vincenzo Zara (foto), durante la presentazione della «Notte dei ricercatori», ha lanciato un vero e proprio allarme. «Le risorse destinate dal Ministero sono in costante decremento e bastano appena per assicurare la sopravvivenza dell’Ateneo». Da qui un appello alle istituzioni e a chi ha poteri di governo
L’allarme del rettore «Non ci sono fondi per la ricerca a Lecce»
di Flavia Serravezza

LECCE - «Io amo la ricerca scientifica, ma a chi oggi mi chiede una mano per entrare in questo mondo affascinante dico la verità: nella situazione attuale, è una scelta estremamente coraggiosa, non abbiamo risorse per fare nuovi investimenti». Nel presentare il programma della «Notte dei ricercatori» che si terrà domani a Lecce nell’ex Monastero degli Olivetani, il rettore Vincenzo Zara ha fatto chiarezza sullo stato di salute dell’Università del Salento. Il quadro è quello di un malato grave, che necessita di cure urgenti, perché il peggio deve ancora venire.

«Le risorse che riceviamo dal ministero - ha evidenziato il Magnifico - sono in costante decremento e bastano appena per assicurare la sopravvivenza dell’ateneo. L’80 per cento del nostro budget, pari a circa 90 milioni di euro - ha spiegato - oggi lo utilizziamo per pagare il personale strutturato (professori, ricercatori e personale tecnico-amministrativo); un altro 15 per cento serve per mantenere in vita i servizi e solo il 5 per cento è utilizzabile per la ricerca scientifica. Facendo i salti mortali, insieme al delegato al Bilancio, stiamo cercando di incrementare la quota complessiva del budget da destinare alla ricerca: ebbene, in cinque anni riusciremo a portarla solo dal 5 al 7 per cento. Questo cercando di risparmiare il più possibile sui servizi e convogliando le risorse che arrivano dai pensionamenti verso la ricerca. Una scelta che comporterà inevitabilmente il blocco del turn-over». Sì, perché la coperta quella è: se i soldi dei pensionamenti si utilizzano per finanziare i progetti di ricerca, le assunzioni si bloccano e viceversa. L’ateneo, d’altronde, non ha grosse entrate. Dei 90 milioni di budget complessivo, 75 arrivano dal ministero con l’Ffo (fondo di finanziamento ordinario) e altri 15 da tasse e contributi degli studenti. Poi ci sono gli introiti derivanti dagli affitti di pochi immobili, ma sono somme irrisorie. E il contesto socio-economico, di per sè già gravato da enormi problemi, in cui UniSalento opera non aiuta: il sostegno di fondazioni bancarie e aziende del territorio è praticamente assente.

Ma il futuro dei finanziamenti per l’Ateneo salentino potrebbe essere anche peggiore. Dal 2009 a oggi, infatti, l’università italiana ha subito tagli per quasi un miliardo. E per l’anno prossimo è previsto un’ulteriore decurtazione di 170 milioni. Con le novità introdotte nel modello di finanziamento delle Università, la quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) assegnata agli atenei più meritevoli passa dal 13 al 18 per cento. Questo potrebbe avere riflessi negativi per l’Università del Salento, che non si è classificato tra i primi posti nella classifica della valutazione della ricerca 2010-2014. Non solo. A penalizzare ulteriormente l’ateneo potrebbe essere anche il calo degli iscritti registrato negli ultimi anni, dal momento che l’assegnazione dei fondi ministeriali, da quest’anno, si baserà anche sul costo standard per studente.

Da qui l’appello rivolto dal rettore Zara a chi ha responsabilità di governo: «Uno degli slogan più usati dai nostri politici è che nei momenti di crisi bisogna investire in conoscenza, sviluppo e innovazione. Ebbene, parlare di ricerca scientifica è bellissimo, ma ai discorsi devono seguire i fatti: ad oggi, le risorse per praticare gli investimenti non ci sono».

Da un lato il blocco del turn-over, dall’altro i tagli alle risorse finanziarie: così l’Ateneo salentino non ha futuro e il prezzo più alto lo sta pagando proprio il mondo della ricerca scientifica. «Uno degli aspetti più preoccupanti - ha rimarcato il Magnifico - è legato alla mancata possibilità di assunzione dei cosiddetti precari della ricerca, che rappresentano una piaga enorme per il sistema universitario. Oggi, se un ricercatore ha un posto a tempo determinato si ritiene già tra i fortunati. Personalmente ho scelto trent’anni fa di entrare in questo mondo meraviglioso e con stupore ricevo telefonate di persone disposte ad abbandonare un lavoro/stipendio fisso, pur di entrare a farne parte. Vuol dire che tutto quello che si svolge nei laboratori, nonostante tutto, mantiene intatto il suo fascino».

In questo senso, ha concluso il rettore Zara, «la Notte dei ricercatori, oltre ad avere un alto valore simbolico, rappresenta un’importante occasione di apertura al territorio da parte della comunità scientifica e accademica: l’auspicio è che possa servire a far comprendere l’importanza degli investimenti nella ricerca».

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