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Raoul Bova sul set e Nardò impazzisce
NARDO' - Un delirio annunciato: Raoul Bova funziona più e meglio di Gabriel Garko, altro ospite illustre a Nardò alcuni mesi fa per una fiction televisiva. Ma l’arrivo in città del 43enne attore romano ha veramente stabilito che si può infrangere il record segnato dall’applausometro delle fan in altre occasioni. Il bel Bova, del resto, rispetto ad altri suoi colleghi si è fatto in quattro per accontentare ogni richiesta da parte, soprattutto, di mamme e figlie letteralmente indemoniate per lo splendido interprete. E non si è fatto mancare, con grande gentilezza, un selfie o una foto di gruppo.

A Nardò, lo ricordiamo, c’è il set stabile (lo sarà per una settimana circa) del film “Sei mai stata sulla luna?”, la nuova opera cinematografica del regista Paolo Genovese, affermatosi prepotentemente con la saga, in due film, sugli “Immaturi” (sempre con Bova) che in totale ha incassato circa trenta milioni di euro. Un doppio exploit che lo ha proiettato nel gotha dei director che sanno fare cassa senza fare compromessi con la qualità del film: storie “corali”, raccontate con garbo e perizia, con tempi inappuntabili e senza volgarità o riferimenti alla politica. Una chiave vincente, se vogliamo, negli ultimi anni del cinema italiano.

Ecco che Genovese ci riprova con una storia ambientata “davvero” a Nardò, che è il luogo geografico nel quale si svolgono effettivamente le vicende raccontate nel copione, e la coralità resta il punto di forza della storia: basti pensare che accanto a Bova c’è davvero il fior fiore degli attori del Belpaese. Gente come Neri Marcorè, Dino Abbrescia, Emilio Solfrizzi, Pietro Sermonti, Sergio Rubini, ieri tutti presenti durante un singolare funerale celebrato nella chiesa di San Trifone, nel cuore di piazza Salandra. La donna del film, che non può mancare, è la splendida argentina di origine colombiana Liz Solari, anch’ella impegnata a seguire il feretro con Sabrina Impacciatore, altro volto noto presente in città. Altre note di costume: la troupe ha lavorato tranquillamente fino all’uscita delle scuole ma il delirio di gente si è avuto nel pomeriggio quando in migliaia hanno assediato il set.

Gentilezza e garbo da parte degli addetti ai lavori che non hanno “blindato” niente e nessuno ma hanno chiesto, volta per volta e cortesemente, di fare silenzio quando il regista chiamava il fatidico “ciak”. Per il resto tanto lavoro per i neritini impiegati come manovali, custodi, comparse (diverse decine tra cui l’ormai “famoso” Fernando Assanti). Tutto fa economia. Basti pensare che la cerimonia funebre con tanto di bara e corone è stata allestita dalla Linea Verde di Maurizio Fiorentino, una impresa locale. In conclusione c’è da dire che Nardò piace al cinema ma il sentimento è ricambiato perché vedere come si fa il cinema piace ai neritini.

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