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Evade dal carcere di Lecce Nel 2003 uccise il fidanzato

LECCE – C'è chi la chiama «mantide», chi la paragona per il suo fascino a Manuela Arcuri, chi ne ricorda il carattere ribelle e trasgressivo, le relazioni con diversi uomini e la dichiarata bisessualità. Rosa Della Corte (nella foto), la giovane di Casandrino (Napoli) condannata a 18 anni per l'assassinio del fidanzato Salvatore Pollasto, avvenuto nel 2003, torna sotto i riflettori della cronaca per l’evasione dal carcere di Lecce
Evade dal carcere di Lecce Nel 2003 uccise il fidanzato
LECCE – C'è chi la chiama «mantide», chi la paragona per il suo fascino a Manuela Arcuri, chi ne ricorda il carattere ribelle e trasgressivo, le relazioni con diversi uomini e la dichiarata bisessualità. Rosa Della Corte, la giovane di Casandrino (Napoli) condannata a 18 anni per l'assassinio del fidanzato Salvatore Pollasto, avvenuto nel 2003, torna sotto i riflettori della cronaca per l’evasione dal carcere di Lecce. Doveva rientrare nel penitenziario venerdì scorso, dopo un permesso premio, e invece è scomparsa, sembra assieme al nuovo compagno, un pugliese conosciuto per corrispondenza durante la detenzione.

Il suo legale, Carmine Gervasi, si dice preoccupato per le condizioni di salute della 29enne e per il pericolo di un gesto estremo: era depressa, spiega, e dimagrita di ben 25 chili negli ultimi mesi. Tra due anni sarebbe tornata in libertà.

Le ricerche di Rosa si svolgono in una vasta area, tra la Puglia e la Campania. Di lei si sono perse le tracce giovedì sera, alle 21, quando il cognato l’ha vista salire sul treno che da Napoli doveva riportarla in Puglia dopo alcuni giorni trascorsi con la madre. "Della sua scomparsa si è saputo però solo lunedì – spiega l’avvocato – quando il medico che la doveva visitare per una perizia psichiatrica mi ha chiamato dicendomi che Rosa non si trovava in carcere".

La preoccupazione dell’avvocato Gervasi nasce soprattutto dalle condizioni psicofisiche della donna. L’8 luglio c'era stata un’udienza per valutare la richiesta dei domiciliari avanzata dalla difesa. Secondo l’avvocato, le condizioni di Rosa non erano compatibili con la detenzione in carcere. Il giudice ha disposto una perizia e ha rinviato la decisione a ottobre.

L'evasione di Rosa è l’ultimo capitolo di una lunga vicenda di cronaca che inizia la mattina del 4 aprile 2003 quando il corpo senza vita di Salvatore Pollasto, 22 anni, viene trovato all’interno della sua Y10, in una stradina cieca frequentata da prostitute e coppiette a Casandrino. Ha i pantaloni abbassati e la maglietta alzata sul torace, ferito da due profonde coltellate. Rosa, all’epoca 18enne, racconta di averlo lasciato nell’auto dopo un litigio, e di essere tornata a casa. Inizialmente la sua versione regge, ma dopo sei mesi viene arrestata.
Gli investigatori ricostruiscono la burrascosa relazione tra i due: i numerosi tradimenti di Rosa, le scenate di gelosia di Salvatore. Lei nega, ma per i giudici è colpevole.

A Franca Leosini, per la trasmissione di RaiTre 'Storie maledette', durante la detenzione Rosa si racconta: ripetendo di non aver ucciso ma ammettendo senza remore le relazioni con altri uomini, e con una donna. Rapporti intrecciati alla ricerca di emozioni e mai nascosti al fidanzato, "il mio unico vero amore", assicura. Salvatore, geloso ma incapace di lasciarla, secondo due sentenze è stato ucciso da lei, la mantide di Casandrino, in quell'auto ferma in un vicolo.

In primo grado la condanna a 25 anni, ridotti a 18 in appello. I processi non hanno mai chiarito del tutto il movente e la dinamica dell’omicidio: forse una reazione all’ennesima scenata di gelosia, forse un gioco erotico – sui polsi del cadavere c'erano segni bluastri, come quelli causati da legacci – finito in tragedia oppure iniziato proprio allo scopo di rendere inoffensiva la vittima.

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