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Lecce, caos al «Fazzi» al pronto soccorso si rischia la rissa

di CESARE MAZZOTTA
LECCE - Attesa interminabile al Pronto soccorso, al «Vito Fazzi» si rischia la rissa. E’ accaduto ieri mattina, ed è stato necessario l’intervento della polizia del Posto fisso. Gravi disagi pure a Copertino. Ma la Asl fa notizia anche per tre centralinisti, dipendenti della Sanitaservice, per i quali è stato aperto un procedimento disciplinare per assenteismo. Intanto, 92 lavoratori restano esclusi dall’internalizzazione
Lecce, caos al «Fazzi» al pronto soccorso si rischia la rissa
di Cesare Mazzotta

LECCE - Il Pronto soccorso del «Vito Fazzi» è andato in tilt. Ieri mattina, attorno alle 11, si è sfiorata la rissa e ci è mancato poco che si venisse alle mani. L’esasperazione per la lunga attesa col numerino in mano e l’affollamento hanno fatto breccia nella pazienza di un gruppetto di utenti che attendevano da oltre due ore per essere visitati dal medico dei «codici bianchi e verdi».

A cercare di sedare gli animi esasperati sono intervenuti gli uomini della Polizia in servizio al Pronto soccorso e il vigilante di guardia.

Un paziente leccese di 68 anni, gridando con il sangue agli occhi, ha minacciato di chiamare in causa la Asl, se fosse stato colto da un ictus, dovuto all’agitazione.

«Sono preoccupato - spiega al cronista - Ho un gran male alle spalle e in bocca aumenta la saliva. E’ da tre ore che aspetto. Prima di prendere il numerino ho fatto più di mezz’ora di coda al «triage», per essere visitato dall’infermiere all’ingresso. E’ una vergogna. Sono male organizzati - continua a ripetere - Non viene rispettato l’ordine che stabilisce che ogni due utenti da visitare deve entrare un paziente di rientro dalla consulenza». Infatti, l’attesa si allunga anche perché i pazienti vengono mandati nei vari reparti per le consulenze, con invito a ritornare dal medico del Pronto soccorso per chiudere la pratica.

Il problema di questi giorni è l’enorme afflusso di pazienti. Soprattutto il lunedì mattina, quando la chiusura per due giorni del proprio ambulatorio di riferimento suggerisce a molti utenti di sopportare il disagio per un paio di notti e ricorrere al Pronto soccorso il primo giorno lavorativo.

I numeri di questi giorni parlano chiaro. Al Pronto soccorso del «Fazzi» si è passati dai 230 accessi al giorno del mese di febbraio agli oltre 400 di queste settimane agostane. Un aumento dell’80 per cento che il primario Silvano Fracella, spiega così. «In un momento in cui registriamo un flusso continuo di 15-18 accessi ogni ora - fa sapere - ci mancano 6 infermieri e 5 operatori socio-sanitari».

La situazione è ancora più rovente nei Pronto soccorso degli altri ospedali della Asl: Casarano, Gallipoli, Galatina e Copertino soprattutto.

All’ospedale «Sacro cuore» di Gallipoli si registra una «scopertura» di 350 ore e a Galatina mancano all’appello medici per coprire 40 turni.

Dalla Direzione generale della Asl promettono di sopperire alle carenze con il personale che fornirà una Cooperativa sociale di Bologna.

Tornando al Pronto soccorso del «Fazzi», la maggior parte degli arrivi, circa il 70 per cento, riguardano patologie lievi. In testa a tutte la traumatologia della strada. Numerosi anche i disturbi gastrointestinali e le patologie legate alla stagione balneare: eritemi solari, ustioni, gastroenteriti.

«Molti anche - fa notare il dottore Fracella - gli sballi della notte. Vediamo arrivare ragazzi con intossicazioni da sostanze varie. Ma non mancano le patologie da calore, i collassi, gli anziani disidratati».

Trovare un posto per il ricovero è sempre un terno al lotto. Per lo più in altri reparti (extralocazioni); in Otorino, in Oculistica e in Dermatologia; sempre in ambiente internistico-geriatrico.

«Almeno la metà delle cause sono legate alla Pneumologia - spiega Fracella - perché si riacutizzano le patologie respiratorie, con i cambiamenti caldo-freddo, come i tuffi in mare dopo essere stati per molto tempo al sole; ma anche l’aria condizionata in macchina e negli ambienti chiusi. Le broncopolmoniti - fa notare - non vengono solo d’inverno. Abbiamo avuto anche traumi seri, cadute dall’alto e sul lavoro con il camion; molti traumi della strada e traumi da scoglio. L’Ortopedia sta lavorando a ritmo serrato».

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