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Resti umani nel pozzo E' Ivan ma si attende dna Mamma riconosce i pantaloni

MATINO (LECCE) – Era scomparso da casa, a Matino, Ivan Regoli, il 12 settembre 2011 senza lasciare messaggi, nessun documento in tasca e portando con sè pochi spiccioli e il telefonino. Qualcuno lo avrebbe visto quella sera nelle campagne di un paese vicino, a Racale; poi più nulla. Oggi quelli che quasi certamente sono i suoi poveri resti, ridotti ad uno scheletro scomposto e alcuni indumenti, sono stati trovati in un pozzo nelle campagne di Matino
Resti umani nel pozzo E' Ivan ma si attende dna Mamma riconosce i pantaloni
MATINO (LECCE) – Era scomparso da casa, a Matino, il 12 settembre 2011 senza lasciare messaggi, nessun documento in tasca e portando con sè pochi spiccioli e il telefonino. Qualcuno lo avrebbe visto quella sera nelle campagne di un paese vicino, a Racale; poi più nulla. Oggi quelli che quasi certamente sono i suoi poveri resti, ridotti ad uno scheletro scomposto e alcuni indumenti, sono stati trovati in un pozzo nelle campagne di Matino, in contrada Santa Anastasia.

Ivan Giorgio Regoli quando scomparve aveva 29 anni, era sposato e padre di un bimbo che oggi ha poco più di tre anni. Sulla sua scomparsa la Procura della Repubblica di Lecce, e per essa il pm Antonio De Donno, tiene ancora aperto un fascicolo con le ipotesi di reato di omicidio e occultamento di cadavere. C'è anche un indagato, un 41enne di Matino. La madre di Ivan, Antonia Rizzo, in questi tre anni aveva più volte manifestato e rivolto appelli ai suoi concittadini, convinta che qualcuno sapesse cosa era accaduto a suo figlio e non volesse parlare.
Della vicenda si è occupata anche l’associazione Penelope e la trasmissione di Rai3 'Chi l’ha vistò.

A fare oggi la macabra scoperta è stato il proprietario del terreno in cui c'è il pozzo. L’uomo era impegnato in lavori di pulizia ed ha dato l’allarme alla polizia, arrivata sul posto insieme ai vigili del fuoco, ai carabinieri e al magistrato di turno, il pm Carmen Ruggiero. I pompieri hanno ispezionato il pozzo, profondo una dozzina di metri, e oltre ai resti umani hanno portato alla luce alcuni indumenti: una maglietta sbiadita, un paio di mutande e un paio di bermuda di color nero. Proprio quest’ultimo indumento, di colore nero, è stato riconosciuto dalla madre di Ivan e dal fratello Alessio, che ha indicato anche nella maglietta una tra quelle che il congiunto era solito indossare.

"Sono i pantaloni di Ivan, li ho riconosciuti subito" ha detto tra le lacrime la donna, che fu l'ultima a vedere Ivan uscire da casa, dopo una rapida doccia, alle 18 del 12 settembre 2011. La madre di Ivan ha consegnato ai carabinieri un paio di occhiali trovati nel terreno in cui c'è il pozzo, quando si è recata lì informata del ritrovamento di resti umani. Anche quegli occhiali potrebbero appartenere a Ivan. Dall’ispezione esterna eseguita sui resti umani dal medico legale Alberto Tortorella non è emerso nulla che possa far capire le modalità della morte. Il fatto che non siano state trovate le scarpe della vittima avvalorerebbe, per gli investigatori, il sospetto di una morte violenta.

Il pozzo è stato posto sotto sequestro insieme al rustico presente nella stessa area. Sui resti umani, trovati e trasferiti nella camera mortuaria dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, saranno eseguiti accertamenti istologici e radiografici necessari per risalire al Dna della vittima. Ivan Regoli non aveva precedenti penali nè legami con la criminalità organizzata. Se il Dna confermerà la quasi certezza sull'appartenenza di quei resti umani trovati oggi, bisognerà capire anche perchè Ivan sia finito nella lista dei morti per lupara bianca.

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