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Sandra, leccese d'origine «insegna» la Puglia ai cittadini svedesi

di GIACOMO PAGONE
Sandra Mastroleo, leccese d’origine, si è trasferita venti anni fa a Stoccolma, in Svezia, per motivi personali. Dopo una decina d’anni vissuta nel Paese scandinavo, Sandra ha trovato il modo per restare legata alle proprie radici. Ha dapprima, iniziato a insegnare la lingua italiana agli svedesi (quasi tutti over 60), quindi, ha fondato un’associazione, “Viva la Svezia”, attraverso la quale si occupa di diffondere la storia e la cultura pugliese. I suoi, però, non sono normali corsi di lingua, perché ogni anno, a volte anche più volte l’anno, Sandra porta le sue classi in Puglia, per far conoscere loro il territorio, perché, sostiene, “la lingua si apprende meglio sul campo”
Sandra, leccese d'origine «insegna» la Puglia ai cittadini svedesi
di GIACOMO PAGONE
Ci sono viaggi che durano per tutta la vita e che per essere ricordati non necessitano di cartoline e souvenir. Ci sono vite che percorrono migliaia di chilometri prima di tornare sui propri passi.

Sandra Mastroleo, leccese d’origine, si è trasferita venti anni fa a Stoccolma, in Svezia, per motivi personali. Dopo una decina d’anni vissuta nel Paese scandinavo, Sandra ha trovato il modo per restare legata alle proprie radici, nonostante la grande distanza. Un’idea nata quasi per caso per lei che in Italia si occupava di grafica.

A Stoccolma, infatti, ha deciso di reinventarsi: ha, dapprima, iniziato a insegnare la lingua italiana agli svedesi (quasi tutti over 60), quindi, ha fondato un’associazione, “Viva la Svezia”, attraverso la quale si occupa di diffondere la storia e la cultura pugliese. I suoi, però, non sono normali corsi di lingua, perché ogni anno, a volte anche più volte l’anno, Sandra porta le sue classi in Puglia, per far conoscere loro il territorio, perché, sostiene, “la lingua si apprende meglio sul campo”.
Ritornata per le vacanze nel suo buen retiro salentino, nel parlare dei suoi allievi le si illumina il viso, a conferma dell’amore per il suo lavoro.

- Da quanti anni insegni italiano agli svedesi? Come è nata questa avventura?

Ho iniziato per puro caso nel 2002, sostituendo un’amica che era in ferie. Avrebbe dovuto essere qualcosa di momentaneo, ma ho capito subito che poteva essere un’opportunità da cogliere al volo. Nel 2004 ho organizzato, quasi per sfida, il primo viaggio in Italia, a Lecce, e si è rivelato da subito un successo.

- Chi sono i tuoi allievi e perché uno svedese si appassiona alla lingua italiana?

I miei allievi sono tutti professionisti o pensionati, persone amanti dell’arte e della cultura italiana oppure gente che ha comprato casa in Italia e vuole imparare la lingua. Per gli svedesi l’italiano è una lingua bella e melodiosa. Loro sono un popolo curioso, amante della lettura e dei viaggi, sempre pronto ad ampliare il proprio orizzonte culturale.

- Cosa conoscono gli svedesi dell’Italia? E della Puglia?

Dell’Italia conoscono tantissimo, letteratura, storia, arte… Alcuni vengono in Italia per visitare le mostre (soprattutto la Biennale di Venezia). Diciamo che, nel bene e nel male, sono molto documentati su quello che riguarda l’Italia.
Della Puglia, invece, i primi anni non sapevano quasi nulla, pensavano fosse una regione povera, agricola. Ora, grazie ai voli diretti, agli articoli che vengono pubblicati su giornali e siti svedesi, la Puglia è diventata per loro la “nuova Toscana”, una regione da visitare ad ogni costo.

- Come è nata l’idea di organizzare viaggi in Italia? Cosa racconti loro della Puglia prima di partire?

L’idea dei viaggi è nata quasi come moto d’orgoglio: quando il primo giorno di lezione mi presentavo alle mie classi, nessuno conosceva Lecce e, come detto, nessuno aveva un’idea realistica
della Puglia. Solitamente, adesso, prima di partire, organizzo dei seminari e degli incontri, tutti rigorosamente in italiano, per raccontare la storia e la cultura pugliese. In questi anni abbiamo girato varie città in Italia, ma siamo stati principalmente in Puglia.

- Come si svolge una lezione tipo in Svezia? E in Italia?

Quando siamo in classe a Stoccolma insegno loro la grammatica italiana. Avendo a che fare con adulti professionisti, la mia idea è quella di creare sempre un’atmosfera rilassata, amichevole, maggiormente improntata sulla comunicazione diretta e sulla costruzione di dialoghi. Ai miei allievi fornisco articoli e materiale interessante per approfondire le loro conoscenze sull’attualità italiana. Insieme leggiamo libri di scrittori italiani, classici e moderni.
Quando siamo in Italia, invece, ci distacchiamo dallo stereotipo della classe di lingua e diventiamo un gruppo di amici in vacanza insieme, che partecipano a corsi di cucina tipica, degustazioni enogastronomiche e visite guidate. L’italiano si impara meglio così!

- Ci sono aneddoti particolari legati ai tuoi viaggi?

Due in particolare. Durante il primo viaggio, eravamo a Otranto e una signora si avvicinò incuriosita alla comitiva. Non appena seppe che erano studenti svedesi si offrì di farci da guida. Scoprimmo, quindi, che era una professoressa innamorata della propria città.
A Lecce, invece, facemmo amicizia con un gruppo di simpaticissimi pensionati che si riuniva in Piazza Sant’Oronzo. Anche loro inizialmente mossi dalla curiosità, si dimostrarono gentilissimi. Quando uno di loro, il signor Pierino, che da giovane era un cantante, intonò una serenata dal titolo “Beddhra Stria”, molte mie allieve non riuscirono a trattenere le lacrime per l’emozione.

- E’ vero che hai organizzato una serata a tema a Stoccolma?

Sì, nel 2009 ho organizzato presso la Kulturhuset (la Casa della Cultura) di Stoccolma, una serata incentrata sul fenomeno del tarantismo e sui suoi strascichi culturali. Abbiamo trasmesso il film “Pizzicata” di Edoardo Winspeare e un documentario che spiegava il fenomeno. E poi, non potendo parlare del tarantismo, senza citare la Pizzica, ho invitato i Tamburellisti di Torrepaduli per suonare. I miei allievi si sono divertiti moltissimo, hanno ballato e apprezzato la musica e le canzoni. E’ stato un vero successo.
- Cosa portano con loro di queste esperienze una volta tornati a casa?

Olio e vino principalmente – ride. Si dice spesso che le popolazioni del nord Europa siano fredde e distaccate, ma una volta tornati in Svezia i miei studenti continuano a parlare della gioia, del divertimento e, soprattutto, del calore umano sperimentato. Alcuni ritornano, altri, addirittura, decidono di comprare casa in Italia.

- Tornerai a breve in Puglia per lavoro?

Sarò a Lecce con un’altra comitiva dal 3 al 10 Ottobre.
La Puglia e la Svezia si ritrovano, quindi, geograficamente lontane, ma culturalmente vicine. E se nella prima settimana di Ottobre vi capiterà di vedere in giro per Lecce una comitiva di turisti nordeuropei, avvicinatevi per scambiare qualche parola, sarà un’esperienza indimenticabile per tutti quanti.

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