Martedì 17 Settembre 2019 | 10:13

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Un'intervista al prefetto di Lecce Giuliana Perrotta per fare il punto di una situazione che tra ordine e legalità può diventare pericolosa se non ben gestite. Prefetto Perrotta, cosa sta accadendo? «Ho già convocato per la prossima settimana la riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza per valutare insieme con il Procuratore della Repubblica questi avvenimenti che si stanno susseguendo»
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di GIANFRANCO LATTANTE

Un omicidio, un agguato in città, pistolettate nella notte. Il tutto nel volgere di meno di 24 ore. Prefetto Perrotta, cosa sta accadendo? «Ho già convocato per la prossima settimana la riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza per valutare insieme con il Procuratore della Repubblica questi avvenimenti che si stanno susseguendo».

Ci sono situazioni che la preoccupano più di altre? «C’è ancora una situazione di illegalità diffusa e di difficoltà a far affermare un modello di prevenzione che rappresenta l’argine più efficiente ed efficace contro la criminalità. Noi in questi tre anni abbiamo delineato un percorso che potrebbe essere interessante come sperimentazione, perché da un lato abbiamo allacciato rapporti con il tessuto economico, dall’altro avviato rapporti con le istituzioni locali che con la Legge Bassanini erano stati tranciati. La Prefettura, grazie anche ai protocolli, è riuscita a riannodare quei rapporti».

A proposito di prevenzione, in occasione della visita del viceministro all’Interno era stato assicurato l’invio di rinforzi per le forze dell’ordine. L’impegno è stato mantenuto? «Sono stati concessi dei rinforzi. Non sono tanti, ma rispetto all’anno scorso che non avevamo avuto alcun rinforzo è un risultato importante, soprattutto per Gallipoli».

Prefetto, ci sono alcune indagini che vedono coinvolti sindaci ed amministratori. Secondo lei sarebbe opportuno che si dimettessero? «Non posso esprimere opinioni sul quello che è opportuno o meno. Posso dire quello che prevede la norma: soltanto in casi specifici e molto gravi consente di avviare le procedure per la rimozione».

E veniamo al rischio infiltrazioni. Le cronache di questi giorni raccontano delle inchieste in cui si indaga per tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose che hanno come sfondo due comuni (quello di Ugento e di Porto Cesareo) ed una banca (la Bcc di Terra d’otranto). C’è il rischio di infiltrazioni mafiose? «Sono affermazioni generiche. Io mi devo basare sui fatti e sulle carte. Non abbiamo avuto finora indicazioni nè dalle forze dell’ordine nè dalla magistratura che ci consentano di attivare i controlli previsti dalla legge».

Contro il rischio di infiltrazioni la Prefettura ha uno strumento importante, quello delle interdittive... «È uno strumento proprio della Prefettura. Il problema della certificazione antimafia è molto serio. Si tratta di uno strumento importantissimo per prevenire le infiltrazioni mafiose nelle economie. Le prefetture, però, devono essere messe nelle condizioni di poter rilasciare queste attestazioni in tempi veloci e compatibili con i procedimenti amministrativi su cui intervengono. E qui ci sono grandi difficoltà. Anche in questo caso, in maniera sperimentale e forse velleitaria, abbiamo cercato di organizzarci a livello locale con la creazione di banche dati e canali con le stazioni appaltanti. Abbiamo puntato sulla informatizzazione spinta e anche sulla creazione di intese con altri organismi per poter acquisire rapidamente le informazioni necessarie. Accordi importanti sono stati raggiunti con la magistratura per accedere alle loro banche dati. C’è un problema di fondo: i dati necessari non sono facilmente acquisibili in tempi brevi. È un problema nazionale. Pensi che i casellari giudiziari sono a livello provinciale».

Nei giorni scorsi a Bari è venuta la commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni agli amministratori locali. Anche a Lecce gli episodi non mancano. È un fenomeno diffuso? «A Lecce questi episodi si verificano con una certa frequenza. Questo si ricollega ad un un atteggiamento che è proprio del Meridione: ricorrere alla forza delle intimidazioni per difendere le proprie ragioni. E questo dipende dal fatto che non siamo abituati al confronto anche acceso: riteniamo che le cose ci sono dovute a prescindere. Ogni singolo caso va valutato ed approfondito. Quello che ho sempre voluto comunicare all’esterno e agli amministratori: la Prefettura si pone sempre al loro fianco e loro possono contare su di noi perché amministrare non è una cosa semplice, soprattutto con una situazione di crisi generalizzata e di risorse limitate. Ho sempre detto ai sindaci che sono dalla loro parte. Se poi ci sono amministratori che delinquono è un altro discorso».

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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