Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 23:24

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A caccia di veleni nel mirino nel Salento due ex discariche

di MAURO CIARDO
CUTROFIANO - Un’inchiesta della procura porta le ruspe della Guardia di finanza a scavare nelle discariche di contrada «Caraccio», al confine con Sogliano Cavour. Ieri mattina un mezzo meccanico è entrato in azione dopo anni di silenzio nella ex discarica comunale posta al confine dei due comuni nel cuore del Salento, dove i camion della spazzatura hanno versato i rifiuti raccolti nei due centri urbani fino a metà degli anni ’90. Già le prime analisi della caratterizzazione della discarica cutrofianese avevano creato allarme per la presenza di sostanze altamente inquinanti come piombo, idrocarburi e cadmio. L’area è quella di una ex cava a cielo aperto estesa per oltre 20mila metri quadrati, munita di due cancelli da cui entravano sia i mezzi provenienti da Cutrofiano che quelli da Sogliano
A caccia di veleni nel mirino nel Salento due ex discariche
di MAURO CIARDO

CUTROFIANO - Un’inchiesta della procura porta le ruspe della Guardia di finanza a scavare nelle discariche di contrada «Caraccio», al confine con Sogliano Cavour. Ieri mattina un mezzo meccanico è entrato in azione dopo anni di silenzio nella ex discarica comunale posta al confine dei due comuni nel cuore del Salento, dove i camion della spazzatura hanno versato i rifiuti raccolti nei due centri urbani fino a metà degli anni ’90. Un progetto prevede la realizzazione di una vasca di collettamento delle acque pluviali proprio accanto al sito, ma la mancata bonifica ha rallentato il processo e ha acceso i riflettori della procura della Repubblica di Lecce che, attraverso u n’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Paola Guglielmi, ha deciso di vederci chiaro soprattutto per confermare la qualità e la consistenza dei rifiuti ancora conservati nella pancia della terra.

Già le prime analisi della caratterizzazione della discarica cutrofianese avevano creato allarme per la presenza di sostanze altamente inquinanti come piombo, idrocarburi e cadmio. Per quest’ultimo metallo pesante i valori sarebbero stati di quattro volte superiori mentre gli idrocarburi oltrepassavano i limiti imposti dalla tabella ministeriale. Non solo, dalle relazioni depositate sarebbe stata accertata anche la presenza di rame, stagno, zinco, metifenolo e fitofarmaci come il micidiale Ddt.

L’area è quella di una ex cava a cielo aperto estesa per oltre 20mila metri quadrati, munita di due cancelli da cui entravano sia i mezzi provenienti da Cutrofiano che quelli da Sogliano. I terreni sono alle spalle della zona industriale, cuore pulsante della produzione ceramica che tanto ha reso nota la località nel mondo, non molto distante dalla strada per Corigliano. Interamente recintata da rete metallica e circondata da una fila di alberi, all’ingresso conserva ancora i cartelli dove si avverte che la proprietà è privata e si vieta qualsiasi movimento di scarico e il taglio degli alberi proprio per la presenza del ciglio di cava. Un cartello del Comune invita pure a depositare gli ingombranti non lì ma presso l’ex mattatoio comunale. Si stima che nell’ex cava di calcarenite permeabile siano andate a finire oltre 56mila tonnellate di rifiuti.

La benna delle Fiamme gialle azionata ieri mattina intorno alle 9, sotto gli occhi dei militari provenienti dalla Compagnia di Maglie, ha effettuato diversi carotaggi sui territori di entrambi i comuni, estraendo dal sottosuolo cumuli di scarti di ogni tipo, che insieme formavano un composto grigiastro ed emanavano un olezzo fastidioso che in poco tempo ha reso l’aria intorno irrespirabile. Solo le folate di vento hanno aiutato a svolgere più serenamente le operazioni, anche se tutto il personale operante indossava tute e mascherine. Terminato lo scavo con una ventina di carotaggi (i rifiuti si trovano fino a otto metri di profondità), i baschi verdi hanno provveduto a prelevare campioni di materiale di scarto che ora saranno inviati presso i laboratori attrezzati per un’analisi completa.

Si cercherà di capire quali e quante tipologie di veleni inquinanti possano essere ancora sepolti nell’ex discarica e quale sarebbe stato il pericolo di inquinamento della falda qualora fosse stato avviato l’impianto di raccolta delle acque meteoriche che avrebbe visto il sito come recettore disperdente finale. A fare da sfondo alle operazioni c’erano il canale naturale Piscopio a poche decine di metri di distanza e, più in lontananza, la torre di emungimento di Acquedotto pugliese sita sulla serra di Corigliano. Un impianto che pesca in un lago sotterraneo di acqua dolce e disseta l’intera penisola salentina. Questa indagine, va sottolineato, si incrocia con la maxi inchiesta sul tombamento dei rifiuti industriali nel Salento che vede impegnata la Guardia di finanza insieme alle altre forze dell’ordine.

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