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«Bisogna salvare il Tar» Da Lecce un appello al presidente Napolitano

di PIERANGELO TEMPESTA
LECCE - E’ sempre più mobilitazione per salvare il Tar di Lecce. Il consigliere di Forza Italia di Palazzo Carafa, Angelo Tondo, ha chiesto al sindaco Perrone di rivolgersi al presidente Napolitano. Intanto l’onorevole del Pd, Salvatore Capone, ha scritto al presidente Renzi e al ministro Madia. Gabellone, numero uno della Provincia: «Ci opporremo al decreto»
«Bisogna salvare il Tar» Da Lecce un appello al presidente Napolitano
di Pierangelo Tempesta

LECCE - «Il sindaco Perrone chieda al presidente Napolitano di non firmare la soppressione del Tar di Lecce». Il consigliere comunale di Forza Italia Angelo Tondo ha presentato un ordine del giorno per impegnare il primo cittadino a rivolgersi direttamente al presidente della Repubblica contro la chiusura del tribunale amministrativo leccese. «Una soppressione indiscriminata di tutte le sezioni staccate - afferma Tondo - non appare appropriata anche in relazione ai fini di semplificazione e risparmio dei costi». Per il consigliere «la sezione salentina del Tar Puglia assume nell’ordinamento giurisdizionale un ruolo decisamente rilevante con riferimento al numero dei ricorsi e per le risposte di giustizia assicurate in termini di tempestività e efficienza alle popolazioni delle tre provincie salentine, che assumono una prevalenza numerica rispetto all’intera popolazione regionale». Oltre all’invito a rivolgersi al Capo dello Stato, Tondo ha anche chiesto ai deputati salentini di attivarsi affinché il Governo e il presidente Renzi rivedano il provvedimento.

E proprio dal Parlamento, precisamente dalla Camera dei deputati, interviene l’onorevole del Pd Salvatore Capone. E lo fa scrivendo una lettera a Matteo Renzi e al ministro per la Semplificazione Marianna Madia.

Per il parlamentare leccese il Tar non deve essere soppresso: pur condividendo la «portata rivoluzionaria» dei provvedimenti di riforma della pubblica amministrazione approvati dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 giugno, Capone sottolinea che il Tar di Lecce è punto di riferimento di tre provincie da 37 anni e «presidio di straordinaria importanza contro il mal costume negli appalti. Non ne faccio una questione di appartenenza territoriale - continua - né tantomeno campanilista: uno Stato più snello e meno costoso è obiettivo totalmente condivisibile. Unisco però la mia voce a quella di chi, e sono tantissimi, nella possibile chiusura del Tar di Lecce vede il “rischio di mandare in subbuglio il territorio, aggravando le spese per cittadini e imprese”».

Capone ricorda anche quanto affermato dal presidente del Tar Antonio Cavallari: «Mentre il Tribunale leccese incide sul bilancio dello Stato per 25mila euro annui per l’affitto della sede di proprietà del Demanio, a Bari l’incidenza è esponenzialmente superiore, con un costo annuo di 3 milioni di euro per l’affitto di una sede inadeguata ad ospitare, ancora parole di Cavallari, “anche personale e contenziosi in arrivo dalla tre province di Lecce, Brindisi, Taranto”».

Sia a Lecce, sia a Catania, continua l’ex segretario provinciale del Pd, la chiusura penalizzerebbe sedi giudiziarie che rappresentano punti di riferimento per i territori. E l’accentramento «obbligherebbe il personale del Tar a trasferimenti di oltre 50 chilometri, superiori dunque a quanto previsto dallo stesso decreto legge».

«Diviene difficile - conclude l’onorevole - cogliere la compatibilità tra l’accelerazione dei giudizi in materia di appalti e il disagio organizzativo che scatterà il primo ottobre e complicato comprendere i vantaggi sia in termini di risparmio di spesa, che risulterà probabilmente aumentata, sia in termini di efficienza, traducendosi in una mera dislocazione delle medesime attività con l’effetto del sovraffollamento del Tar del capoluogo di Regione e il forte disagio di utenze e classe forense delle aree interessate dalla soppressione».

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