Trent’anni accanto agli ultimi, offrendo loro un pasto caldo e vicinanza.
La chiesa di Sant’Antonio a Fulgenzio festeggia oggi il trentesimo anniversario del Cenacolo Antoniano, la cosiddetta «mensa dei poveri». Un momento importante per la parrocchia nel cuore di Lecce, che ha deciso di celebrare la ricorrenza ripercorrendo con la memoria il cammino fin qui compiuto.
Alle 19, nella sala Pantaloni, ci saranno l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, il parroco fra’ Michele Carriero, rappresentanti delle istituzioni e della Caritas e naturalmente i tanti volontari che col loro lavoro hanno dato vita e sostanza al Cenacolo.
Si potranno visitare i locali della mensa e sarà scoperta la targa commemorativa che intitola a padre Domenico Pulimeno, fondatore della mensa, i locali in cui si svolge il servizio.
È il 1996 quando i frati minori francescani sentono l’esigenza di offrire un conforto concreto a chi la vita aveva messo a dura prova. Si comincia coi primi panini nella sala colazione del convento, ma i bisognosi sono tanti e il continuo andirivieni evidenzia la necessità di locali ad uso esclusivo del servizio. Ci si sposta in un piccolo appartamento preso in affitto in via Parini, che per quanto angusto ha dispensa e cucina. È così che si cominciano a preparare i primi pasti caldi, serviti a un tavolo apparecchiato a festa dove chi ha poco o nulla assapora un pasto e il calore di una chiacchierat. Poi, nel 2014, con padre Salvatore Giardina, il servizio torna in parrocchia e continua a sfamare i poveri della zona. Arrivano gli anni del Covid, che mettono a dura prova tutti. C’è la regola del distanziamento, la paura del contagio: si ritorna ai panini da asporto. Non c’è convivialità ma la pancia non resta vuota. Poi, superato il pericolo, ritornano i pasti caldi.
«La mensa è un segno nel nostro quartiere - dice fra’ Michele Carriero, rettore del convento di Fulgenzio - qualcosa che ci ricorda, in una zona dove vige ancora un certo perbenismo, che è bello e necessario condividere, essere vicini ai poveri, fare loro del bene. E in questo è cresciuta moltissimo».
Oggi il Cenacolo Antoniano ha in Fabrizio Marrocco il suo responsabile. È lui che coordina i circa 70 volontari suddivisi in nove gruppi. «In questi anni - spiega Fabrizio - il Cenacolo è diventato un faro di speranza per molte persone. Ogni piatto rappresenta non solo un pasto ma un gesto di solidarietà. Un abbraccio caloroso e il segno che nessuno è solo».
La mensa è aperta sei giorni su sette, dalla domenica al venerdì, dalle 18.30 alle 19.
«La mensa è il simbolo dell’esperienza francescana, del farsi poveri coi poveri - spiega ancora fra’ Michele - ma anche il segno concreto della tanta disponibilità di chi ha aderito al progetto. In qualsiasi momento c’è sempre stato qualcuno che ha fatto le cose in abbondanza, mai abbiamo vissuto la precarietà, né ci siamo sentiti soli. Penso sia un segno della Provvidenza. Per me, la mensa, rappresenta l’incontro col Signore»
La dispensa viene rifornita dal Banco Alimentare ma non solo. Pasta, pane, riso, legumi, tonno, carne in scatola vengono utilizzati in cucina dai volontari, che spesso provvedono personalmente a offrire anche qualcosa di diverso. Sono state strette convenzioni con i supermercati che donano l’invenduto o prodotti prossimi alla scadenza. Ci sono anche ristoranti e centri di ristoro che offrono quanto viene preparato ma non acquistato o che donano quello che non viene consumato nei banchetti di nozze e compleanni. «L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo» recita Sofocle, ed è proprio con questo spirito, con quel volersi mettere al servizio degli altri, che il Cenacolo Antoniano continua ad andare avanti.
















