Sanità
Scontro frontale nella sanità, arriva lo stop ai centri prelievi di Martano e Campi Salentina
Le risorse sono inadeguate: sotto organico il laboratorio della Cittadella della Salute. La partita è ora nelle mani della direzione generale dell’Asl, chiamata a trovare una soluzione rapida
Il Laboratorio analisi della Cittadella della Salute chiude le porte ai centri prelievi di Martano e Campi Salentina e si apre uno scontro frontale che vede schierati da una parte il direttore del distretto socio sanitario di Lecce, Rodolfo Rollo, e Floriano Polimeno segretario provinciale della Fp Cgil; dall’altra il responsabile della Uosd (Unità Operativa Semplice a valenza Dipartimentale) di Patologia Clinica, il professor Francesco Broccolo di UniSalento. La querelle, sollevata anche dal segretario territoriale della Fsi-Usae, Francesco Perrone, trova la sua genesi in una nota del prof. Broccolo che dispone la sospensione, dal 16 aprile, del ritiro dei campioni per utenza esterna e in assistenza domiciliare integrata nei distretti di Campi Salentina e Martano.
Il segretario provinciale della Fp Cgil, Floriano Polimeno, contesta apertamente il provvedimento, parlando di una decisione assunta senza il coinvolgimento dei livelli direzionali aziendali e potenzialmente in grado di generare un “corto circuito” nella governance sanitaria.
Ma ancora più netta la posizione di Rodolfo Rollo, che entra nel merito della legittimità dell’incarico: «È illegittimo che a dirigere la Uosd sia un universitario – afferma – perché si tratta di una funzione assistenziale che deve essere assegnata tramite selezione interna». Secondo il direttore, l’unità operativa dovrebbe tornare sotto il dipartimento di Cure primarie, con un’organizzazione coerente con il ruolo territoriale che svolge.
Rollo non si limita agli aspetti formali. Il punto, sottolinea, è garantire i servizi: «Non può una struttura laboratoristica, con una scelta unilaterale, negare l’accesso ai campioni dei pazienti in ADI», ricordando come la programmazione nazionale punti a rafforzare l’assistenza domiciliare, individuando nella casa il primo luogo di cura, soprattutto per la popolazione anziana». E non solo. Rollo evidenzia che: «Il clima organizzativo all’interno del Laboratorio è deteriorato e, conseguentemente, vi sono oggettive difficoltà a garantire non solo quanto validamente fatto negli ultimi decenni, ma soprattutto non ci sono i presupposti per rilanciare i servizi. Per questo è necessario che immediatamente venga revocata quella disposizione e sia attivata una procedura capace di adempiere a molti interventi che la programmazione nazionale aveva previsto sin dal primo aprile 2024 quando, con l’attivazione delle Case di comunità, si puntava a potenziare la medicina del territorio dando una nuova funzione alla medicina generale per combattere le liste d’attesa con gli ambulatori dedicati attivi nelle Case della comunità Hub e nei poliambulatori oltre a ridurre l’accesso improprio al pronto soccorso per patologie trattabili nella rete di assistenza territoriale».
Le critiche della Cgil si muovono sulla stessa linea. Il sindacato mette in dubbio non solo il provvedimento, ma anche le modalità di conferimento dell’incarico dirigenziale, evidenziando l’assenza di un bando pubblico e richiamando il contratto collettivo nazionale della dirigenza sanitaria, che – secondo Polimeno – non consentirebbe incarichi ad interim su più strutture, né affidamenti a figure con un inquadramento universitario, da qui la richiesta ai vertici dell’Asl Lecce di intervenire con urgenza, verificando la legittimità degli atti e scongiurando la sospensione del servizio.
Le conseguenze, infatti, rischiano di essere pesanti. Il blocco dei prelievi nei centri di Campi Salentina e Martano lascerebbe scoperto un bacino di circa 150 mila abitanti, colpendo in particolare i pazienti più fragili, come gli anziani assistiti a domicilio in uno scenario che, secondo il sindacato, potrebbe configurare anche l’interruzione di pubblico servizio e spingere l’utenza verso il privato.
Alla base della decisione, tuttavia, c’è una criticità concreta: la carenza di personale nei laboratori. Il laboratorio della Cittadella della Salute di Lecce processa ogni giorno circa 1.500 provette di cui circa 600 campioni provenienti proprio dai centri territoriali e dall’attività domiciliare con appena 8 tecnici che turnano. Un carico di lavoro che, secondo direttore e sindacato, non può essere affrontato con il taglio dei servizi.
La partita è ora nelle mani della direzione generale dell’Asl, chiamata a trovare una soluzione rapida perché mentre lo scontro si consuma ai vertici, il rischio è che a pagare siano ancora una volta i cittadini.