Se ci si piazza sul marciapiede di fronte, su via Imperatore Adriano, la situazione è netta: da un mese ci sono le serrande abbassate di «Tendenza Abbigliamento», lì da circa 20 anni, e quelle di «Nella Calzature», altra istituzione cittadina. In mezzo, da ieri pomeriggio, chiudono per sempre anche i battenti di «Abbruzzese Giocattoli». L’annuncio è arrivato sui social. «C’è un filo invisibile che lega i bambini del 1920 a quelli di oggi: la meraviglia davanti a un giocattolo nuovo. Dopo 106 anni di storia, il nostro negozio chiude le sue porte». Un messaggio che è anche un ringraziamento alla città: «Grazie ai nonni che oggi accompagnano i nipoti dove un tempo venivano portati dai loro genitori. Grazie a Lecce, che ci ha permesso di far parte della sua quotidianità. Abbiamo venduto sogni, bambole e costruzioni, ma ciò che portiamo via con noi sono i vostri sorrisi».
Negli anni ‘40 la famiglia Abbruzzese avvia una sede stabile sotto l’Arco dei Milanesi, vicino piazza Sant’Oronzo, per poi spostarsi nel tempo tra via Trinchese, via Filzi e infine via Imperatore Adriano. Il titolare, Toti Abbruzzese, racconta: «Io ci sono nato qui dentro. Mio padre e mio zio avevano il primo negozio, poi nel 1976 ho iniziato anch’io questo lavoro. All’inizio si vendeva un po’ di tutto, ombrelli, nastri, chincaglieria. Il giocattolo è diventato centrale tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio dei ‘70, e io l’ho trasformato in un negozio specializzato, arrivando anche ai videogiochi e ai tablet».
«Qui - racconta, da grande tifoso - venivano tanti calciatori del Lecce. Una volta venne la moglie di Maradona insieme alla moglie del suo carissimo amico “Beto” Barbas, e mi mise la figlia sul bancone mentre sceglieva i giocattoli, così dovevo intrattenerla. E quando prendemmo Pasculli nell’85, la prima cosa che fece fu venire qui per comprare una moto al figlio». Mentre racconta questi aneddoti, nel negozio si materializza uno dei protagonisti del Lecce di oggi, Ylber Ramadani, che fa incartare alcuni pacchi, mentre si parla del fatto che finalmente Toti potrà andare allo stadio anche negli orari in cui prima doveva restare in negozio.
«Ormai il commercio soffre, i negozi di vicinato chiudono perché è cambiato il modo di acquistare. Durante il Covid la gente ha imparato a comprare online. E poi chiudono anche tanti negozi della catena “La Giraffa” in tutta Italia».
Prima di arrivare alla decisione, Toti ci ha pensato almeno un anno, poi ha messo in sconto tutto, fino a esaurire gli articoli. Dopo 50 anni di lavoro, non ci sarà un passaggio generazionale: «I miei tre figli - compreso Giorgio, che lo aiuta in questa difficile giornata - fanno tutt’altra cosa».
«Ho fatto due errori - dice - non scrivere su un quaderno gli aneddoti curiosi che mi sono capitati, e non conservare un gioco per tipo, avrei fatto una fortuna». Ora, però, è tempo di voltare pagina. «Da domani vado in pensione. Ho giocato a golf per tanti anni, poi ho smesso per il lavoro. Non vedo l’ora di ricominciare».














