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Castromarina, l'appello del Comitato: «Quel sito archeologico va salvato dal degrado»

Giovanni Nuzzo

Le testimonianze dell’età del bronzo rischiano di andare perdute: Il Comitato Armando Perotti chiede interventi per la messa in sicurezza dell’area in località «Palombara»

Un sito archeologico in abbandono: il Comitato operativo “Armando Perotti Castromarina” lancia l’allarme al commissario prefettizio. Cresce la preoccupazione per lo stato di degrado in cui versa un’area, in località “Palombara”, di grande valore storico e culturale che da tempo necessita di interventi urgenti di manutenzione e valorizzazione. L’area è invasa da una folta vegetazione, le strutture antiche mostrano segni di incuria e mancano adeguate misure di protezione.

«È un patrimonio che rischia di andare perduto per sempre - afferma lo studioso e ricercatore Gianluigi Lazzari - e ci rivolgiamo alla coscienza civica della nostra comunità nonché a tutti gli enti, associazioni e organismi preposti alla tutela e salvaguardia del patrimonio culturale. Il sito archeologico sulla grotta Palombara interseca la litoranea che collega Castro con Santa Cesarea Terme e si è rivelato nel corso degli ultimi decenni di straordinaria importanza».

Il Comitato “Perotti”, impegnato nella valorizzazione del territorio nei suoi vari aspetti culturali, ribadisce che occorre un intervento immediato da parte delle istituzioni per mettere in sicurezza e restituire dignità all’area. «È un sito archeologico dell’età del bronzo - conclude Lazzari - ma, ad oggi, risulta in stato di abbandono totale e senza sorveglianza alcuna. Inoltre, non sappiamo perché, è stato usato come zona di deposito di altro materiale di scavo proveniente da un altro sito archeologico di Castro».

Negli ultimi anni, la mancanza di fondi ha portato a un progressivo degrado della zona e il Comitato chiede ora un piano di recupero che coinvolga Comune, Soprintendenza e Regione, oltre a iniziative di sensibilizzazione dei cittadini per la tutela del patrimonio culturale.

«Come Comitato non possiamo permettere - sottolinea Giovanni Giangreco storico dell’arte e funzionario della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici - che l’incuria cancelli la nostra memoria storica. Siamo pertanto determinati a far conoscere a tutti i nostri percorsi storici».

Il sito è invaso da erbacce, pannelli descrittivi vuoti, sbiaditi dal sole e dal tempo, muri in pietra sventrati e cadenti.

«L’area è caratterizzata da una roccia denominata Calcare di Castro - aggiunge il geologo Antonio De Santis - e al di sotto certamente emergeranno i resti dell’antichità. Una zona tutta da scoprire: restituire dignità a questo luogo non significa solo salvare antichi resti, ma ridare vita a un frammento della nostra memoria collettiva».

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