l'allarme
Lecce, il grido di dolore dal carcere arriva in una lettera dei detenuti: «Siamo troppi, è un girone infernale»
«In celle piccolissime costretti a vivere in tre e non possiamo muoverci contemporaneamente». Sono «600 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare». La garante conferma i problemi
Sovraffollamento record, carenze sanitarie, lavoro insufficiente e organici dei funzionari ridotti al minimo. Il grido d’allarme da Borgo San Nicola arriva in forma di lettera fino ai microfoni di Radio carcere, la trasmissione di Radio radicale condotta da Riccardo Arena. A scrivere sono alcuni detenuti che si firmano per nome, tra cui Franco, Nicola e Andrea, che hanno affidato alla radio la denuncia per le loro condizioni.
«Siamo davvero disperati perché nel carcere di Lecce noi detenuti siamo diventati talmente tanti che non sanno più dove metterci e anche se questo è sempre stato un carcere affollato, ora siamo arrivati a livelli mai raggiunti. Il carcere di Lecce - ricordano - conta poco meno di 800 posti regolamentari, ma noi siamo diventati circa 1400 detenuti e in queste condizioni viviamo davvero in modo disumano».
La cosa più grave sottolineata dalla lettera non è che «in celle piccolissime siamo costretti a vivere in tre persone e non sappiamo come fare a muoverci contemporaneamente», ma soprattutto che «con circa 600 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare va in tilt tutto il carcere». Franco, Nicola, Andrea e gli altri nella stessa situazione toccano altri punti critici.
«Le già scarse occasioni di reinserimento sono ancora meno. Gli agenti della polizia penitenziaria sono costretti a fare turni massacranti e i medici non riescono neanche più a garantire come vorrebbero il nostro diritto alla salute, perché loro sono pochi e noi siamo sempre di più».
La situazione, denunciano i detenuti, è insostenibile anche sotto l’aspetto psicologico e per chi ha sviluppato patologie e dipendenze.
«In questo girone infernale che è il carcere di Lecce aumentano tra di noi anche i più disperati - dicono - Qui sono tantissimi i ragazzi tossicodipendenti, gli stranieri o chi tra di noi ha seri problemi mentali. Ma perché il ministro Nordio non si fa un giro qui dentro tra le nostre celle e vede come siamo costretti a vivere?».
Le problematiche sollevate dal contenuto della lettera sono confermate dalla garante per i diritti delle persone private della libertà di Lecce, Maria Mancarella.
«Nonostante gli sforzi da parte del prefetto e da parte dell’Asl - permette - in realtà è cambiato poco. I medici generici sono sempre pochi, spesso non riescono a garantire tutti i turni».
La garante richiama anche quanto emerso dalla visita del vicesegretario nazionale del sindacato Fsa Cnpp Spp, Aldo Di Giacomo, e del segretario regionale Ruggiero Damato, che hanno parlato di una «situazione esplosiva», perché affianca al sovraffollamento una grave carenza di personale: mancherebbero 250 unità tra il ruolo di agenti assistenti e il nucleo traduzioni e piantonamento Lecce-Brindisi, con il rischio di un aggravamento nei prossimi mesi a causa dei numerosi pensionamenti.
«Quello che dice il sindacato di polizia penitenziaria è assolutamente vero, le condizioni di vita degli operatori sono ai limiti - conclude Mancarella - e tutto questo si ripercuote sull’ultimo anello della catena che sono i detenuti, costretti a subire le conseguenze di tutto questo in ogni campo, in ogni settore della loro vita che diventa insostenibile».