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Lecce, «Non promuovete tutti»: bufera sull’esame da avvocato

Lecce, «Non promuovete tutti»: bufera sull’esame da avvocato

Lecce, «Non promuovete tutti»: bufera sull’esame da avvocato

 
Redazione Regione

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Lecce, «Non  promuovete  tutti»: bufera sull’esame da avvocato

La frase infelice di un commissario diventa un caso

Domenica 06 Giugno 2021, 08:15

LECCE - «Quanti ne avete promossi fino ad ora? Non possiamo promuoverli tutti, stiamo bassi...».
È questa la frase incriminata finita su Instagram che ha scatenato un vero e proprio putiferio fra i candidati all’esame di avvocato della Corte d’Appello di Brescia. A pronunciarla un membro della commissione di Lecce, competente a giudicare la prova degli aspiranti avvocati bresciani. Tutto sarebbe accaduto nel corso di una riunione tenutasi venerdì mattina: due commissari si trovavano in Corte d’Appello, mentre un terzo interveniva da remoto. Pare che sia stato proprio quest’ultimo a lasciarsi sfuggire la frase, commentando la prova di un candidato poi promosso con 18, senza rendersi conto che il microfono era ancora accesso. «Ho fatto apposta una domanda», si sente, e poi ancora: « Io qualche domanda insidiosa la posso fare». Questo è ciò che i candidati, anche loro collegati per assistere all’esame, avrebbero sentito». L’audio è stato diffuso sui social, ed in poche ore è diventato virale.

«Non abbiamo elementi per giudicare cosa sia realmente accaduto, valuteremo se intervenire ma dubito che questa vicenda ricada nella competenza del consiglio dell’ordine - dichiara l’avvocato Sergio Limongelli, segretario dell’ordine forense di Lecce - ad ogni modo auspico che tutto si svolga nella maniera più corretta nell’interesse dei candidati più in generale posso dire che i commissari non devono avere pregiudizi nè darsi delle percentuali. È giusto che ogni commissione abbia dei criteri di valutazione, che però devono essere corretti. Il buonsenso in questi casi dovrebbe guidare l’agire di tutti».
Intanto, in un comunicato ufficiale l'Upa, l'Unione Praticanti Avvocati, ha stigmatizzato l'accaduto specificando che «quanto asserito è totalmente infondato e basato sulla volontà di destabilizzare i candidati che si apprestano a sostenere l'esame». 

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