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Scienza

Una neretina nel global team per il pianeta

Giannuzzi fra i 25 giovani cervelli del programma «Mission innovation» per combattere il surriscaldamento. La docente salentina, grazie ad un corposo background, inserita nel gruppo costituito dall’Ue per la ricerca delle soluzioni volte a ottimizzare la produzione di energia solare

Una neritina nel global team per il pianeta

LECCE - Venticinque, ognuno in rappresentanza di una nazione ed uno di loro in rappresentanza dell’Unione europea. Sono gli scienziati “con la testa di girasole”. E tra loro c’è Alessandra Giannuzzi, nata e cresciuta a Nardò. Dove ancora oggi torna volentieri, come in questi giorni agostani. I 25 hanno vinto, per il 2020, un posto al sole nel programma mondiale Mission Innovation. Sono definiti “champions”, i campioni. E dovranno tentare la missione impossibile: salvare il pianeta dal riscaldamento globale. La cerimonia di premiazione, e di insediamento del gruppo, sarebbe dovuta svolgersi a Vigna del Mar, in Cile, il sei giugno scorso. A causa del Covid tutto è rimandato a data da destinarsi, probabilmente all’autunno. Ma il commissario europeo per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù nella Commissione Von der Leyen, la bulgara Marija Ivanova Gabriel, ha già preso contatto con i “suoi” ragazzi per preparare il primo meeting e metterli in contatto per l’imminente attività che l’Ue chiederà di mettere in atto: brainstorming, “tempesta di cervelli”, a caccia di soluzioni per ottimizzare la produzione di energia per risparmiare qualche grado di temperatura alla povera Terra.

Come tutti quelli che valgono molto, anche la scienziata neritina si sente paracadutata nel progetto un po’ per caso. Invece il suo curriculum, ma ancor di più la carriera, svelano senza dubbio alcuno perché il mondo punta su di lei. La storia si può far iniziare nel 2006. Arriva una borsa vinta con Bollenti spiriti per un master sulle energie rinnovabili. Viaggia, per questo, fino in Germania per uno stage. E ci avviciniamo al “focus” della storia. Arriva il momento del Cnr, a Firenze, dove si occupa di materie che le sono più congeniali: fa la progettista ottica per realizzare concentratori solari. «Rappresentano un modo efficiente per sfruttare l’energia del sole – dice – perché gli attuali sistemi fotovoltaici producono in maniera molto diluita. Il potenziale solare, invece, è immenso. Se gli specchi concentrano i raggi in un fulcro si possono attivare turbine, produrre idrogeno. Le applicazioni sono tante e molto efficienti». Alessandra, insomma, approda sul lido dei brevetti (infatti ne arriva uno) e delle “invenzioni”. Un po’ come Archimede, quello degli specchi ustori usati durante l’assedio di Siracusa oltre due millenni fa. Si focalizza sulla ricerca applicata, con un dottorato di trasferimento tecnologico all’Università di Bologna, con l’obiettivo di ripensare alcune tecniche ottiche usate tipicamente nei telescopi e riadattarle al fine di aumentare l’efficienza di concentrazione nei collettori solari. L’inseguimento di stelle, altre stelle, continua. «Vinsi un dottorato di ricerca – spiega – in Astronomia. Sono un’astronoma e durante gli studi accademici mi ero orientata alla ricerca pura, teorica, su robe di cosmologia, energia oscura e modelli di universo. Cose molto diverse dalla ricerca applicata sull’ottica e sui concentratori solari». L’ultima tappa è quella della docenza, ed anche questo tassello è fondamentale nel percorso di crescita e formazione: «Insegno Ottica e Fisica a Bologna, nell’istituto Benigno Zaccagnini per la formazione di ottici ed optometristi».

Ottica, specchi, sole, fisica dell’universo e delle stelle: la professoressa Giannuzzi, col tempo, ha messo insieme competenze “caleidoscopiche”. Attraverso il tubo della sua formazione qualcuno intravede più di una fantasia luminosa e colorata. Così dal Politecnico di Milano, via Linkedin che pubblica il suo curriculum, arriva l’offerta: la candidano ad un progetto transnazionale per accedere ad un programma di finanziamento sulle rinnovabili. «Due anni fa il Mi – continua – ha attivato il premio Champions per attribuire una menzione a chi si è distinto sui temi del solare, idrogeno e smart-grid. Sono stata inaspettatamente nominata visto che il mio lavoro prevalente ad oggi è l’insegnamento, anche se continuo a collaborare con Inaf Bologna, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, sulle tematiche dell’energia solare che ho svolto durante il dottorato e che mi hanno portata a questa menzione speciale. Rappresenterò l’Italia» conclude, con una semplicità che disarma. Ma una recriminazione c’è: «sono fortemente delusa dal mio Paese che, negli ultimi vent’anni ha mortificato la ricerca, sia pura che applicata, come se da essa non dipendesse il benessere del nostro futuro, remoto ma anche prossimo». Ora, dunque, lavorerà per mantenere in buona salute della Madre Terra, forte delle sue competenze multidisciplinari. «Darò il mio contributo, assieme agli altri 24, per produrre buone idee che possano trovare applicazione in progetti a lungo termine». E per i suoi concittadini resterà impresso il suo nome come quello di un film: «la donna che inseguiva il Sole».

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