Giovedì 04 Giugno 2020 | 17:14

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«Io, guarito dal Coronavirus oggi vedo un sole splendente», parla anestesista di Copertino

Dopo un mese tra i vari ospedali della provincia, l'uomo è uscito dal tunnel delle sofferenze

«Io, guarito dal Coronavirus oggi vedo un sole splendente»

Il contagio del medico anestesista dell’ospedale di Copertino fu uno dei primi riscontrati nel Salento e da allora è passato attraverso 3 ospedali prima uscirne completamente guarito

«Oggi vedo un sole splendente». È il sole dell’emozione che ha visto l’altro ieri il medico anestesista di Copertino guarito dal Coronavirus dopo un mese vissuto nel tunnel delle sofferenze degli ospedali di Galatina, Lecce e San Cesario. Ora il professionista è nella sua casa di Copertino. Anche se al rientro non ha potuto riabbracciare la moglie che non vede dal 29 febbraio perché dovrà trascorrere ancora un periodo di quarantena, si consola con il buon cibo, il caldo, l’igiene sicura e tutto il necessario per riprendere quei 5 chili che mancano al suo peso forma.

Dottore, come è avvenuto il contagio?

«La sera del 29 febbraio ho partecipato ad una cena con degli amici. La domenica seguente mi sono svegliato con una terribile cefalea accompagnata da spossatezza e ageusia (assenza di gusto, ndr). L’idea di un contagio non mi sfiorava nemmeno. Del resto non sono mai uscito da Copertino, nessun viaggio. Ma avevo 38 di febbre. Il lunedì seguente non sono andato in ospedale a lavorare e il mio medico mi ha consigliato di stare a casa una settimana. Da rianimatore faccio l’autocontrollo dell’ossigenazione del sangue e il saturimetro non andava oltre il 90. Nemmeno i respiri profondi e prolungati contribuivano a far risalire i valori».

Cosa è successo in questa settimana?

«Continuavo a stare male e ho chiamato la direzione sanitaria dell’ospedale a cui ho chiesto un tampone, che però mi è stato negato. Il giorno seguente ho insistito presso il Sisp di Lecce ma neanche loro hanno riscontrato indicazioni per farlo. Dopo mie ripetute insistenze, però, mi è stato fatto. Il giovedì mattina è giunta conferma: test positivo. Mi sono reso conto che la situazione doveva essere affrontata con determinazione».

Cosa la preoccupava in quelle ore?

«Dover lasciare sola mia moglie dalla quale osservavo già le distanze di sicurezza e mia suocera anziana e con importanti patologie che nel frattempo abbiamo isolato e protetta. Tuttavia, non potevo più restare in casa e verso sera ho chiamato il 118 che mi ha trasportato alla volta dell’ospedale di Galatina. Qui sono stato sottoposto ad esami e a una Tac dalla quale è emerso un quadro molto allarmante. Ragione per cui con una barella di bio contenimento sono stato trasferito al Fazzi dove per 5 giorni mi è stata somministrata una cura massiccia di farmaci antivirali, antireumatici e antibiotici».

Quanto tempo è rimasto a Lecce?

«Fino al 12 marzo. Poi, superata la fase acuta mi hanno trasferito nella struttura di San Cesario, dove sono rimasto isolato fino ad oggi. Mi consolavo leggendo e guardando i tramonti. Dirò di più. Mi sono anche preoccupato di alcuni pazienti che seguivo con la terapia del dolore».

Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate in questo percorso?

«Non poche e di natura diversa. Tra cui quella di non poter curare bene l’igiene personale. Ma non ci voglio pensare. Ora voglio esprimere un ringraziamento ai colleghi medici, agli infermieri, agli ausiliari, ai soccorritori della Croce Rossa e del 118, a tutti coloro che a vario titolo si sono prodigati nella cura e nell’assistenza».

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