Mercoledì 20 Febbraio 2019 | 07:03

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«Ci mandarono a lavorare nelle miniere di carbone di Aachen. E ogni giorno qualcuno non tornava più su». Ricordi ancora lucidi, drammatici, quelli che il Donato Giovanni Battista De Pascalis, classe 1922, ha restituito al pubblico, alle autorità presenti ieri in Prefettura nel “Giorno della Memoria”. Una celebrazione voluta dal prefetto Maria Teresa Cucinotta, con il coinvolgimento degli studenti, durante la quale sono state consegnate le “medaglie d’onore” ai reduci salentini della deportazione seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943. De Pascalis, 97 anni, di Miggiano, è forse l’ultimo reduce salentino fra quei “ragazzi” del 1922 chiamati alle armi nell’ultimo conflitto mondiale. Si trovava a Creta quando venne fatto prigioniero assieme ai commilitoni. I tedeschi spedirono gli italiani ad Atene, e da lì iniziò un viaggio di 17 giorni nei carri bestiame, passando per l’Ungheria, prima di arrivare nel campo di concentramento di Essen.

E di quei giorni ricorda tutto. «Eravamo nei carri - racconta - ed io segnavo su un pezzo di carta quello che succedeva, i luoghi dove ci fermavamo. Tenevo una specie di diario. Arrivammo in Germania, ad Essen, ed eravamo quattro-cinquemila soldati. Poi cominciarono a selezionarci e ci divisero. Io ero falegname, mi spedirono nelle miniere di carbone ad Aachen (Aquisgrana ndr.). Era pericoloso lavorare in quella miniera, scavare nel carbone. Alla fine di ogni giorno c’era qualcuno in meno». Le medaglie d’onore sono state consegnate anche ai parenti di altri due reduci salentini che oggi non ci sono più: Giovanni Serra, classe 1920, originario di Carmiano che venne catturato ad Atene e deportato nello “Stalag VI C” di Bonn, in una fabbrica di mattoni. Venne liberato erimpatriato dalle truppe alleate il 16 ottobre del ‘45; e poi Antonio Pierri, di Ugento, classe 1921, anch’egli condotto in un campo di prigionia a Thorn (Staalag XX°) e costretto ad estrarre carbone in miniera. Venne liberato nell’aprile del ‘45 dall’esercito russo e torno ad Ugento, dove trovò la forza di ricominciare.


Durante la cerimonia in Prefettura, emozionante anche il collegamento in diretta web da Cracovia con i ragazzi che hanno raggiunto Auschwitz e Birkenau con il “Treno della memoria” per raccontare sensazioni e immagini di quel che resta di quei luoghi divenuti simbolo dell’Olocausto.
Sullo sfondo della celebrazione, le riflessioni degli studenti dell’istituto comprensivo “Cosimo De Giorgi” di Lizzanello e Merine, e la musica dell’orchestra del liceo “Banzi Bazoli”, che ha eseguito la “Pavane” di Fauré, “Smile” del maestro Nicola Piovani (da “La vita è bella”).
«Una giornata importante - ha sottolineato il prefetto Cucinotta - che abbiamo voluto dedicare non solo ai reduci ma anche ai giovani, coniugando il passato e il futuro, perché la memoria non si perda e sia da monito a ciascuno di noi e soprattutto alle nuove generazioni». Accanto al prefetto anche il presidente della Provincia, Stefano Minerva. «Il seme della paura- ha ricordato Minerva - ancora oggi viene alimentato. Si sente dire con disprezzo, migranti, profughi, dimenticando che sono esseri umani e che nel mondo ci sono decine di guerre civili. E troppo spesso siamo silenti rispetto a questo. Ad Auschwitz campeggia la scritta “Chi dimentica la storia è costretto a ripeterla”. Ecco, ognuno di quei ragazzi che hanno partecipato al Treno della memoria è chiamato a costruire un mondo migliore, nella convinzione che ogni persona che abbiamo accanto è un essere umano che ha diritto alla vita come noi».

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