Giovedì 21 Febbraio 2019 | 09:01

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La Procura di Lecce apre un fascicolo - per ora contro ignoti - per l’ipotesi di omissione d’atti d’ufficio (articolo 328 del Codice penale) in relazione ad una richiesta inoltrata al Comune di Lecce dal “Comitato popolare leccese” sui rischi igienici determinati dalla presenza dei colombi in diverse aree della città.
Lo scorso 15 novembre, il portavoce del Comitato leccese, Emanuele Vilei, aveva inoltrato al sindaco e al consiglio, attraverso l’ufficio protocollo, una lettera in cui evidenziava il fenomeno della somministrazione di cibo da parte dei cittadini ai piccioni presenti negli spazi pubblici. Un’attività vietata dall’articolo 38 del regolamento comunale per la tutela ed il benessere degli animali, emendato dal Consiglio con delibera del 25 aprile 2013.
Nonostante questo - spiegava Vilei nella nota rivolta al Comune - tale attività prosegue «quindi - osserva - sarebbe opportuno applicare l’articolo 43 del regolamento che descrive precise sanzioni alle violazioni».


Inoltre rilevava come la preoccupazione derivasse dal fatto che i colombi possono essere «veicolo di malattie infettive, alcune delle quali pericolose, contagiose per l’uomo e per gli animali domestici, i cui agenti patogeni vengono trovati nei loro escrementi (salmonellosi, candidosi,, encefalite, tubercolosi). Vento, aspiratori e ventilatori possono trasportare polvere infetta delle deiezioni secche in appartamenti, ristoranti, uffici, scuole e ospedali, contaminando alimenti, utensili da cucina, innescando processi infettivi». Da qui la richiesa del Comitato, ad «effettuare ogni utili tentativo atto ad allontanare i colombi dalla città».
Il mancato riscontro alla lettera, tuttavia, ha indotto il Comitato a depositare un esposto in Procura. Azione che ha determinato l’aperturta di un fascicolo (attualmente contro ignoti) da parte del Pm, Paola Guglielmi, per l’ipotesi di omissione d’atti d’ufficio.
«Non è solo l’escuzione delle misure di prevenzione rispetto a quello che si chiede - osserva Vilei - ma la mancata risposta ad un’istanza. Peraltro - aggiunge - basterebbe anche attivare una corretta comunicazione riguardo i divieti di somministrazione di cibo a questi volatili, o un’attività di controllo e sanzionatoria rispetto a questi comportamenti già censurati dal regolamento comunale e per i qiuali sono previste anche delle sanzioni che vanno da 200 a 500 euro».

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