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L'inchiesta

Lecce, sbarcò in Regione il patto bipartisan per salvare gli inquilini abusivi

Monosi regista degli accordi? L’intercettazione: «Mo’ ci carcerano a noi»

comune di lecce

LECCE - Contatti con nomi di spicco della politica regionale per chiedere la modifica di una legge e continuare a gestire in maniera del tutto autonoma l’affidamento degli alloggi. L’intreccio voti-case popolari avrebbe raggiunto anche Bari coinvolgendo (senza responsabilità ravvisate negli interessati) alcuni consiglieri regionali. Un coinvolgimento maturato su esplicita richiesta di Attilio Monosi e Antonio Torricelli, consiglieri comunali finiti agli arresti domiciliari, al pari di Luca Pasqualini, nell’ambito dell’inchiesta della Procura sull’assegnazione degli alloggi Iacp in campio di consenso elettorale.

Politici di opposti schieramenti accomunati dallo stesso interesse. Entrambi si sarebbero prodigati per ottenere dalla Regione un emendamento bipartisan e soddisfare così gli interessi elettorali ritenuti convergenti «rispetto al fine unico dell’associazione», scrive il gip nell’ordinanza da cui sono scaturite nove ordinanze di custodia cautelare e 48 indagati fra politici, funzionari comunali e inquilini della «167» di Lecce. La richiesta, formalizzata a fine 2014, si riferiva ad un emendamento alla legge regionale che modificasse i termini per fruire della sanatoria da parte degli occupanti abusivi. Avrebbe consentito, in particolare, a Vanessa Tornese (che occupava l’alloggio di piazzale Genova dal dicembre del 2011) di rientrare nella sanatoria poiché non aveva occupato l’alloggio nei tre anni precedenti all’entrata in vigore della legge (avvenuta l’8 aprile del 2014). Secondo quanto ricostruito, Monosi si era prodigato per trovare una soluzione. E per farlo avrebbe premuto su un consigliere regionale per far approvare un emendamento - da lui stesso redatto - per abbassare il limite e accedere a tale sanatoria da 3 a 2 anni antecedenti l’entrata in vigore della legge. Monosi avrebbe coinvolto anche Torricelli per far passare l’emendamento con una decisione bipartisan.

Una soluzione caldeggiata dallo stesso consigliere regionale interpellato. In una conversazione telefonica, riferisce a Monosi che ha cercato di sondare il terreno proponendo la modifica già in commissione, ma tenuto conto che sarebbe andato incontro ad una bocciatura certa, perché la sinistra era contraria, aveva preferito soprassedere tentando l’approvazione dell’emendamento direttamente in Consiglio. A quel punto si sarebbe attivato Monosi per trovare le giuste sponde e appoggi anche dalla sponda politica avversa.

«Quando ci sarà il Consiglio?», chiede Monosi al suo interlocutore.
Consigliere: Guarda…secondo me la settimana prossima…
Attilio: Ah…quindi ci siamo…va bene…va bene…allora io allerto i compagni a questo punto.
Consigliere: Sì sì sì, che poi c’è qualcuno che è disponibile a firmarlo bipartisan esce diciamo…
Attilio: Va bene…va bene…mo mi sento con Antonio Torricelli…vediamo di contattare uno…qualcuno dei suoi.
Monosi si attiva immediatamente per trovare una giusta sponda tra gli esponenti del centrosinistra. Contatta Torricelli e gli riferisce che «i compagni…gli amici tuoi…non vogliono far passare l’allungamento del termine». Torricelli si sarebbe così impegnato a parlarne con referenti illustri, poi effettivamente contattati, i quali, a loro volta, avevano caldeggiato l’ipotesi di una firma bipartisan. Torricelli: «Io ho fatto tutto…abbiamo impegnato tutti…ho detto di mettersi in contatto…di firmare bipartisan. Nel frattempo, però, lo sfratto viene comunque eseguito». Da una conversazione tra Monosi e il funzionario comunale Pasquale (detto Lillino) Gorgoni risulterebbe chiaramente, secondo gli inquirenti, la consapevolezza di aver agito in maniera illegale insieme a Torricelli. Questo perché la Tornese risultava abusiva da anni e, dunque, non avendo diritto ad alcuna assegnazione legittima, avrebbe potuto unicamente essere sanata nella occupazione dell’alloggio di Piazzale Genova, se fosse passato l’emendamento come poi realmente accaduto: «Fermiamoci, perché se facciamo atti ci carcerano a noi mo’». Ecco una stralcio dell’intercettazione che confermerebbe le tesi dei magistrati:
Attilio: Allora,...pare che questi la legge l’abbiano approvata….
Lillino: Sì l’hanno approvata…l’ho pure stampata.
Attilio: E quindi fermiamoci perché se noi diamo possesso…facciamo atti.
Lillino:No…no…no
Attilio: Ci carcerano a noi…mo’.

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