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Fabio Casilli

La dettagliata relazione su entrate e uscite «reali» delle casse comunali potrebbe essere già stamattina sul tavolo del sindaco Carlo Salvemini. Che ieri si è allontanato da qualche mal di pancia interno alla sua maggioranza ed è volato a Roma, per un giro tra i ministeri interessati, allo scopo di capire quali margini di manovra consentono leggi e disposizioni in genere sui conti in rosso di palazzo Carafa. Il Comune spende più di quello che incassa. E lo stesso fa la sua principale società partecipata, la Lupiae Servizi, che ha chiuso il 2017 con una perdita di un milione e 372.668 euro.

Si cerca quindi una soluzione che riesca a tenere insieme il riequilibrio del bilancio municipale e la salvaguardia dei posti di lavoro della partecipata. Su cui si gioca, oltre alla partita contabile, anche quella politica. «Il sindaco salvi la Lupiae o non ha più ragion d’essere la nostra permanenza nella maggioranza», hanno più volte ripetuto i tre consiglieri di «Prima Lecce» Antonio Finamore, Laura Calò e Paola Gigante, pronti a tornare tra le file del centrodestra e tra le braccia del senatore della Lega Roberto Marti.

Coi primi dati che girano a palazzo, oggetto della relazione che stanno predisponendo i dirigenti Salvatore Laudisa (Bilancio), Emanuela Carratta (Tributi) e i funzionari Fernando Maggiore e Diego Mazzotta, si parla di numeri da dissesto o, se dovesse andar bene, da pre-dissesto. Nella capitale, pare accompagnato dall’onorevole Francesco Boccia, deputato del Pd e super esperto di bilanci, Salvemini ha illustrato quei numeri e cercato consigli sulle strade da percorrere. Di sicuro, non ha intenzione di dichiarare il dissesto, ovvero il fallimento del Comune, con tutto quello che comporterebbe: servizi ridotti all’osso, tasse al massimo ed eliminazione di premi di risultato e salari accessori per dirigenti e dipendenti comunali. Per non parlare della Lupiae che, col dissesto, finirebbe di esistere con tutti i suoi 276 lavoratori. Ecco perché sarebbe allo studio un Piano di risanamento dei conti che, tra tagli e sacrifici, consentirebbe di spalmare su circa trent’anni la copertura dei debiti di palazzo Carafa.

Come ogni mercoledì, anche per oggi, a mezzogiorno, Salvemini ha convocato la sua Giunta, alla quale illustrerà le sue intenzioni e i risultati degli incontri avuti a Roma. Dopodiché potrebbe essere convocata una nuova riunione di maggioranza dopo quella di giovedì scorso, abbastanza accesa, all’hotel Leone di Messapia sulla Lecce-Cavallino.

A quell’incontro Finamore, Calò e Gigante non hanno partecipato. «Finora Salvemini ha tenuto le carte coperte e si è confrontato soprattutto con gli uffici del Comune», dice un esponente del centrosinistra allargato all’area di Alessandro Delli Noci. «Ora - prosegue il consigliere della maggioranza, che chiede di restare anonimo - il sindaco deve cambiare rotta e non fare tutto da solo o sarà rottura», spiega il consigliere della maggioranza. Non proprio un clima idilliaco, insomma. Entro la metà di questo mese si andrà in Consiglio con l’incognita dei numeri per la salvaguardia degli equilibri di bilancio: se la delibera non passa, si andrà dritti al commissariamento del Comune. E contemporaneamente si dovranno fornire risposte concrete ai pesanti rilievi mossi dalla Corte dei Conti al bilancio di palazzo Carafa.

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